Severino: con i magistrati totale convergenza di idee
di Natalia Andreani wROMA «I cambiamenti in atto nella scena politica, istituzionale e culturale italiana hanno contribuito a rendere più sereno il clima e ciò fa ben sperare per il mantenimento dei valori sui quali si fonda la nostra Costituzione». Non nasconde il compiacimento il presidente della Corte di Casssazione Ernesto Lupo. All'inaugurazione dell'anno giudiziario, il primo del dopo Berlusconi, l'atmosfera è diversa: più sobria e meno tesa. La sedia del premier non è più vuota, come lo è stata alle scorse cerimonie. Mario Monti è in platea accanto al presidente Giorgio Napolitano. Poco più in là c'è Paola Severino, il primo Guardasigilli donna nella storia della Repubblica, pronta a portare avanti la sua battaglia sui temi delle carceri e della giustizia civile e a riconoscere «la ritrovata armonia tra politica e magistratura». Il presidente Lupo parla di «priorità condivise» col governo: un cambio di rotta dopo che per anni «la prevalente attenzione è stata dedicata al malcelato intento di ridimensionare il controllo di legalità sull'esercizio di ogni potere». Poi ricorda ai presenti che la «giurisdizione è una risorsa limitata, delicata e costosa che non va sprecata disperdendola in mille rivoli». «E' urgente depenalizzare in maniera drastica», dice Lupo, e al tempo stesso attuare la legge delega per la revisione dei distretti giudiziari». Non solo. Urge dare risposte all'Europa che ci ha chiesto di allungare la prescrizione dei reati», aggiunge il presidente, e porre rimedio ai mali che fanno dell'Italia un paese dove «si abusa del processo» e dove c'è «un tasso di litigiosità secondo soltanto a quello della Russia». Una situazione caotica e dispersiva sulla quale incide anche l'abnorme numero di avvocati: quasi 240mila di cui 50mila abilitati a patrocinare davanti alle alte corti. Troppo per un paese che secondo il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, dovrebbe «riflettere sulla necessità di ridurre i tre gradi di giudizio». In questo panorama, secondo il presidente degli ermellini, anche i giudici devono fare la loro parte: ad esempio applicando correttamente la custodia cautelare in carcere. La maggiore distorsione di un sistema da riformare è il sovraffollamento carcerario al quale sia Lupo sia il ministro Severino hanno dedicato ampia parte dei loro interventi. «Nelle prigioni italiane ci sono 28mila detenuti in attesa di giudizio, il 42 per cento del totale», ha detto il Guardasigilli ricordando che l'inefficienza della giustizia ha anche un costo sociale altissimo: all'1% del Pil. I penalisti apprezzano la richiesta del ministro ai giudici di essere cauti nel ricorso alla custodia cautelare, come pure la «logica di ampio respiro» rivendicata per il suo ddl sulla depenalizzazione. Questioni che non si possono «non condividere», sottolinea l'Unione delle Camere penali esprimendo però la speranza che gli intendimenti governativi non vengano poi svuotati di contenuto nei passaggi parlamentari. ©RIPRODUZIONE RISERVATA