Latte, guerra in tribunale a chi produce troppo

Nel 1984 la Comunità europea chiese agli Stati membri il quantitativo di latte prodotto annualmente: l'Italia fornì un numero approssimativo, 9,9 milioni di tonnellate, al di sotto della reale produzione che si attestava su circa 11 milioni di tonnellate. Secondo una stima, i produttori pavesi che in questi anni non hanno rispettato il regime delle quote latte sono una decina. Il latte pavese sfiora il 2% di quello lombardo, il primo in Italia. Le stalle da latte erano 115, contro le 6.300 presenti in Lombardia, all'ultima rilevazione dell'Associazione provinciale allevatori. La produzione provinciale, secondo i contratti compresi nella campagna 2011-2012, è fissata in 108mila tonnellate. Il raffronto con il settore lattiero-caseario lombardo è penalizzante per Pavia: 108mila contro 4,3 milioni di tonnellate. E vale la pena ricordare che il prezzo del latte moltiplica quasi per quattro dalla stalla al consumatore: da 0,42 a 1,60 euro al litro. Oltre la metà dei circa 467 euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande va al commercio e ai servizi, 140 (30%) all'industria alimentare e solo 89 (19%) alle imprese agricole. PAVIA La magistratura lombarda e laziale sta condannando i produttori di latte, in gergo splafonatori, che non avevano mai rispettato il regime delle quote imposto da Bruxelles negli anni Ottanta. Il desiderio di legalità cresce anche a Pavia fra i produttori pavesi, che oggi però temono per il sistema di affitto delle quote, che potrebbe mettere ancora più in ginocchio un settore in chiara difficoltà. Sotto l'aspetto giudiziario, il tribunale di Milano ha riconosciuto, per la prima volta in un procedimento in materia di multe latte, il reato di peculato a carico del legale rappresentante di una cooperativa lattiero-casearia. «Una sentenza epocale, destinata a diventare un punto fermo nell'annosa questione delle quote latte e da cui non si potrà in alcun modo prescindere nella successiva gestione politica e amministrativa del comparto lattiero-caseario italiano – commenta Alessio Palestra, allevatore a Belgioioso e presidente della sezione latte dell'Unione agricoltori –. La nostra soddisfazione è accresciuta dal fatto che i giudici milanesi abbiano riconosciuto il danno procurato dall'attività di queste cooperative alla nostra organizzazione, accogliendo la costituzione di parte civile. Il pensiero in questo momento va ai produttori di latte nostri associati che hanno operato nel rispetto della legalità, condividendo le nostre battaglie: questa sentenza riconosce finalmente le loro ragioni». E solo in questo primo mese dell'anno, sono più di trenta le sentenze del Tar del Lazio che hanno respinto gli ennesimi ricorsi contro le multe per il superamento delle quote latte confermando le ragioni dei produttori che si sono adeguati al regime comunitario, hanno acquistato quote produttive o, se eccedenti, si sono assoggettati al pagamento del prelievo europeo nei termini di legge. «E' una tappa di fondamentale importanza verso la regolarizzazione del mercato del latte, troppo a lungo pregiudicato da diffusi fenomeni di scarso rispetto e addirittura di voluta elusione delle regole – conclude Palestra –. Le decisioni dei Tar evidenziano l'improrogabile necessità che l'amministrazione pubblica applichi le disposizioni normative previste dalla legge, in particolare la 33/2009, in materia sia di pagamento del prelievo sia di ritiro delle quote supplementari assegnate ai produttori che non hanno applicato la norma europea». Ma il tema delle quote latte si sposta dal piano giudiziario a quello economico. In questo periodo si stanno stipulando le affittanze: in pratica, chi produrrebbe più della disponibilità delle quote, per restare nell'ambito delle regole, fino a marzo affitta quote di produzione da quegli allevatori che non raggiungono il limite delle quote in loro possesso. Il procedimento è commentato così da Wilma Pirola, contitolare di un allevamento da latte a Landriano e socia Coldiretti: «Dobbiamo sottolineare con amarezza che i produttori che hanno sempre rispettato la legge, oggi sono ancor più penalizzati perché il costo delle affittanze si sta alzando da circa 3 a 5 centesimi al litro. Probabilmente l'aumento è dovuto alla maggior richiesta di quote avanzata da quegli allevatori che in passato non si curavano di produrre nel rispetto delle regole e ora, temendo forse di perdere l'ombrello protettivo di cui hanno goduto in passato, hanno deciso di iniziare a mettersi in regola». Grazie anche a Coldiretti, il prezzo attuale è di 40,70 centesimi al litro che, per chi conferisce al consorzio Grana Padano, cresce di un altro centesimo. Questo prezzo sarà valido fino al 30 marzo, poi si andrà di nuovo a trattativa. «Speriamo che ci sia spazio di manovra perché, se è vero che non ci sono stati ulteriori incrementi nella materia prima per l'alimentazione del bestiame, bisogna sottolineare che, per quanto riguarda il resto dei costi, in particolare l'energia, dobbiamo registrare i fortissimi aumenti ben noti a tutti». Giuseppe Ghezzi, presidente Coldiretti, ricorda: «La situazione della produzione lattiero-casearia è legata alla mancata identificazione della produzione nazionale. Bisogna fare chiarezza per non danneggiare gli allevatori italiani impegnati nel garantire qualità e sicurezza». Umberto De Agostino