Costa contro Schettino «Sottovalutò il disastro»

di Natalia Andreani wROMA «Quel passaggio ravvicinato all'Isola del Giglio fu deciso autonomamente dal comandante Schettino», tanto che sul giornale di bordo era segnata una rotta che passava cinque miglia al largo. E dopo l'impatto con gli scogli lo stesso ufficiale tenne un comportamento che «sorprese completamente» il direttore delle operazioni marittime Roberto Ferrarini, il quale rispondeva alle telefonate dall'Unità di crisi attivata dalla compagnia. Così il presidente e amministratore delegato di Costa Crociere, Pierluigi Foschi, davanti alla commissione Lavori pubblici del Senato che ieri ha ascoltato la sua verità sul naufragio del Giglio. Definendo la tragedia «un incidente che poteva e doveva non avvenire», Foschi ha consegnato ai commissari il rapporto redatto da Ferrarini per l'accertamento delle responsabilità disciplinari interne, ribadendo che Schettino sottovalutò la portata del disastro provocato con l'urto sulla secca delle Scole almeno per un 'ora: sessanta preziosi minuti durante i quali non avrebbe «mai lasciato intuire che la situazione stesse prendendo una direzione così? estrema» e che cinque fossero i compartimenti sventrati. «Alle 21.57 Schettino annunciava di avere urtato un basso fondale e di avere un grosso problema con conseguente black out ed un solo compartimento allagato (preciso che la nave è disegnata per galleggiare con due compartimenti allagati mentre con tre la situazione si fa critica). Alle 22.06 il comandante informava che anche un secondo compartimento era allagato ma che non c'erano problemi di galleggiamento. Alle 22.16 Ferrarini chiedeva lumi sull'entità delle falle e alle 22.26 sollecitava un'ispezione». Il comandante, che appariva «tranquillo e diretto verso l'ancoraggio», alle 22.33 informava Ferrarini che lo stato di sbandamento stava aumentando ma non ancora a livelli preoccupanti. Alle 22.35, due minuti dopo, Schettino comunicava l'intenzione di abbandonare la nave. Decisione confermata alle 22.45», ha detto Foschi descrivendo lo stupore per il repentino sviluppo. Quanto alla pratica degli inchini, il presidente di Costa ripete che «la sola consentita è la navigazione turistica che si effettua secondo un protocollo concordato, ben preciso e ben diverso da quello adottato dal comandante, che tiene contro di molti parametri: velocità, condizioni della marea, traffico». Insomma «non di notte, non a 16 nodi, non a 200 metri dalla costa», ha detto Foschi ripetendo che «la nave non avrebbe mai dovuto trovarsi in quella posizione». All'equipaggio, però, sono state mosse «accuse ingiuste». «Se non fossero stati preparati non avrebbero mai potuto salvare 4mila persone», ha detto Foschi precisando che «nessuna scialuppa può essere calata in mare se la nave ha un'inclinazione superiore ai 20 gradi». E «ignobili e inaccettabili» sono anche le accuse di aver imbarcato clandestini e lavoratori in nero. Dai senatori nessuna domanda tecnica e solo una sul recupero del relitto rimasta senza risposta per ragioni di tempo. Foschi tornerà in commissione martedì mentre dopodomani, al Giglio, dovrebbero iniziare le operazioni di recupero del carburante. ©RIPRODUZIONE RISERVATA