«Altro che sfigati, lottiamo ogni giorno per la laurea»

PAVIA Sul suo sito internet si definisce «un grafomane, uno che sfoga le proprie inquietudini scrivendo sui giornali». Ma d'ora in avanti Michel Martone dovrà stare più attento anche a quello che dice, non soltanto a quello che scrive. Nei giorni scorsi infatti il viceministro del lavoro nel corso della sua prima uscita pubblica ha definito «sfigato» chi si laurea a 28 anni, scatenando un vespaio di polemiche. E le smentite e il dietrofront in extremis non hanno evitato reazioni di ogni tipo, da parte soprattutto dei giovani. Centinaia sono stati i commenti su Facebook, anche dopo che Michele Orezzi (ex studente dell'università di Pavia e attuale coordinatore nazionale dell'Unione degli universitari) ha invitato il viceministro a informarsi sulla situazione dell'università nel nostro Paese prima fare certe affermazioni. «Lo vada a spiegare a quei ragazzi che nonostante tutte le difficoltà continuano a frequentare l'università, magari costretti ad un lavoro in nero – ha detto Orezzi ai principali media nazionali –. Lo dica a loro che sono degli sfigati». Ma quanti sono i giovani che raggiungono la laurea alla soglia dei 30 anni? Gli ultimi dati disponibili dell'Università di Pavia parlano chiaro: sugli oltre 4mila laureati dello scorso anno accademico, quasi 700 hanno dai 28 anni in su. Che significa quasi il 20 per cento del totale. Insomma, uno studente su cinque dell'ateneo pavese si laurea alla soglia dei 30 anni. Una percentuale in linea con quella degli altri atenei italiani, dove gli «sfigati» oscillano tra il 20 e il 30 per cento. «Tra i nostri studenti non ci sono soltanto bamboccioni, ma anche molti lavoratori», dice Maria Assunta Zanetti, professoressa di psicologia e vice presidente del Centro per l'orientamento universitario. «Se non siamo così "sprint" come altri paesi europei è anche per motivi oggettivi – spiega Zanetti –. Gli studenti italiani iniziano il percorso che li porterà alla laurea un anno in ritardo rispetto ai loro colleghi inglesi o di altri paesi». Senza contare che in altri sistemi universitari non esiste la tesi di laurea, che porta via molto tempo a molti laureandi italiani. «Il problema esiste, ma con l'introduzione del 3+2 si è già ridotto rispetto agli anni passati – continua la vice presidente del Cor –. Il viceministro è stato troppo tranchant». Un giudizio condiviso da molti studenti dell'Università di Pavia. «Non tutti sono così fortunati da avere dei genitori che ti mantengono – dice Bernardo Caldarola, segretario della sezione pavese dell'Udu –. E se le borse di studio sono sempre di meno, è normale che gli studenti si trovino un lavoro per mantenersi». Girando per i cortili dell'ateneo pavese, è difficile trovare qualcuno che condivida l'affermazione del viceministro Martone. «E' vero che in altri paesi si laureano prima, ma là trovano anche subito lavoro – sottolinea Giovanni Ferma –. Questo è un tema complesso, non va affrontato con la superficialità che ha dimostrato il viceministro». Anche tra i docenti è difficile trovare qualcuno che condivida i toni usati da Martone. «Abbiamo avuto studenti che si sono laureati anche oltre i 28 anni, ma riscuotendo importanti successi sportivi o lavorando a tempo pieno», spiega Antonella Zucchella, professoressa di economia. Per Paolo Magni, invece, il discorso di Martone ha qualche elemento di verità. «Certamente il tono non è politicamente corretto, però il contenuto di fondo lo condivido – dice il professore di Ingegneria, che a 43 anni è uno dei più giovani docenti dell'ateneo pavese –. Bisogna far capire che gli sfigati non sono i secchioni, ma quelli che si adagiano sugli allori». Gabriele Conta