Monti: si intravede l'uscita dalla crisi
di Alessandro Cecioni wROMA La via d'uscita dalla crisi inizia a delinearsi. E' cautamente ottimista Mario Monti quando alla Camera e al Senato va a riferire degli sviluppi europei, delle riunioni a cui ha partecipato lunedì e martedì a Bruxelles. L'occasione è la discussione (e votazione) delle mozioni unitarie Pdl-Pd-Terzo polo, sul ruolo che l'Italia deve giocare in Europa in vista del Consiglio europeo del 30 gennaio. Le mozioni passano con ampi margini (per alzata di mano al Senato e con 468 sì, 42 no e cinque astenuti alla Camera). «Risultato importante», commenta il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ieri è intervenuto anche sul fronte del lavoro («Spero che presto chi ha un lavoro non pensi più che ciò sia un privilegio»). Monti si dice soddisfatto perché avere dietro il Parlamento italiano dà autorevolezza al Paese, un'autorevolezza che in questa due giorni a Bruxelles ha trovato la sua rappresentazione plastica nella richiesta all'Italia di aprire la discussione sul Semestre europeo, vale a dire l'agenda economica dell'Unione. Ed è lì che Monti vuol giocare tutte le sue carte: non solo rigore, ma anche riforme per lavoro e sviluppo. I tempi sono maturi, spiega il presidente, per arrivare a un nuovo governo dell'economia europea. «Quando in parallelo ai pesanti sacrifici per i cittadini il governo chiede che l'Europa dia un segno di riconoscimento, non stiamo chiedendo denaro alla Germania. Chiediamo che la governance dell'eurozona evolva in modo da consentire una ragionevole riduzione dei tassi di interesse». Parla di spread, Monti, e lo fa direttamente quando dice «l'andamento rimane oscillante e denota un quadro che, seppure lontano dai massimi di qualche tempo fa, è ancora di persistente turbolenza». Nonostante questo c'è la possibilità di percepire una luce in fondo al tunnel. «C' è un quadro in evoluzione in cui i contorni di una via d'uscita dalla grave crisi che ha colpito l'Europa cominciano a prendere forma. Alcune tessere del mosaico si stanno lentamente avvicinando». Ma, avverte Monti, «le riforme nazionali da sole non riusciranno a evitare rischi di fallimento se non saranno sostenute da scelte coerenti compiute a livello Ue». Qui, sul coinvolgimento dell'Europa nelle scelte, le cose si complicano, anche se Angela Merkel ieri a Davos, al Forum economico, ha mostrato segni di apertura: «L'Europa ha bisogno non solo di misure di austerità, ma essenziali sono anche le riforme strutturali che portino alla creazione di più posti di lavoro». Ma è vero che «l'Italia non viene più vista dagli stati membri come una mina per il sistema, ma come chi può contribuire a trovare soluzioni». Tanto che, Monti, si può permettere di dire che «i capi di governo europei devono mettere la faccia sulla crescita, per consentire un maggiore impegno di tutti». Così il presidente del Consiglio lavora a tessere una trama di rapporti con gli altri leader europei. Lo ha fatto nelle settimane scorse con Merkel, Sarkozy e Cameron, poi in Belgio con il neopremier Elio Di Rupo, e ancora ieri sentendo al telefono Enda Kenny, premier irlandese. E se non bastasse con lui si schiera il presidente della Bce, Mario Draghi che chiede all'Italia di «portare a pieno compimento le riforme per evitare una deriva pericolosa» e del premier dice che è «un ulteriore motivo per essere orgogliosi del nostro Paese». ©RIPRODUZIONE RISERVATA