Legionella, due pavesi in ospedale
di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Due casi di legionella, due pavesi in cura nel reparto di Malattie infettive del San Matteo: una donna e un uomo, residenti in provincia, hanno contratto la malattia in luoghi diversi. Il dipartimento di Prevenzione e igiene dell'Asl, che ha l'obbligo di avviare le indagini dopo la presentazione della denuncia da parte delle autorità sanitarie, sta verificando tutte le possibili fonti di contagio. Prelievi e accertamenti sono stati estesi a 360 gradi in tutte le strutture pubbliche e private e nei luoghi frequentati dai pazienti nelle due settimane precedenti la comparsa dei sintomi. «Le verifiche - si limita a spiegare l'Asl – sono ancora in corso». La paziente, una donna sulla cinquantina, arriva a Pavia da un precedente ricovero all'ospedale di Mortara. Era arrivata con febbre molto alta, difficoltà respiratorie. Sintomi sovrapponibile a quelli di altre forme di polmonite. Ma nel presidio lomellino l'infezione è stata subito diagnosticata. Il decorso della malattia però sembrava non potesse avere una soluzione in tempi rapidi. Il quadro clinico della paziente rimaneva critico. E' stato così disposto il suo trasferimento nel reparto di Malattie infettive del San Matteo di Pavia per motivi precauzionali. I medici temevano potesse verificarsi un'insufficienza respiratoria grave, tale da richiedere un trasferimento in un'unità di Rianimazione. A metà gennaio è stata quindi trasportata al San Matteo dove è tuttora ricoverata. Risponde alle terapie antibiotiche e non dovrebbe più correre pericoli. Le sue condizioni ora sono stazionarie. Ma come accade sempre in questi casi alla diagnosi segue immediatamente la segnalazione alle autorità sanitarie competenti. E' importante intervenire subito per evitare il propagarsi del contagio che non avviene per via diretta tra le persone ma attingendo alla stessa fonte: una piscina, un albergo, una sauna, una struttura termale. Anche in questo caso i controlli sono scattati subito, compilando un questionario che oltre alla sintomatologia clinica e all'individuazione dei fattori predisposnenti cerca di identificare anche le fonti contaminate. Sono stati ripercorsi a ritroso i luoghi frequentati dalla paziente nelle ultime due settimane prima del manifestarsi dei sintomi. Sembra tuttavia che nessuna delle persone che la donna ha incrociato in quel periodo abbiamo contratto la malattia il che fa supporre agli esperti che una condizione di salute precaria già presente, che potrebbe aver da prima compromesso le difese immunitarie, abbia aperto la strada alla malattia del legionario. Un fisico debilitato è più esposto ad aprire le porte a virus e infezioni. E così sembra sia accaduto per la paziente. Non dissimile sarebbe la situazione dell'altro ricoverato in ospedale a Pavia. Un pensionato con altre patologie che hanno complicato il suo quadro clinico. Ma anche per lui il decorso della malattia è sotto controllo. La scorsa estate altri tre pazienti anziani erano stati ricoverati nel reparto di Malattie infettive per San Matteo per aver contratto la legionella. Erano entrati in ospedale dopo una prima diagnosi di polmonite da parte del medico di famiglia. Appena arrivati in reparto erano stati sottoposti a un esame specifico delle urine, che ormai fa parte del protocollo standard degli accertamenti messi in atto nei casi di polmonite. Un esame rapido che in un paio d'ore consente di avere la diagnosi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA