Al Caffè dell'Arte i dipinti di Marta Vezzoli

PAVIA "Legàmi" che non si spezzano ma che forse andrebbero spezzati e che lei, artista bresciana di adozione pavese, intreccia per non lasciare che vadano via e si perdano nell'inceneritore istantaneo della memoria. Marta Vezzoli (classe 1976) inaugura la sua ultima personale venerdì sera (alle 18.30) negli spazi del Caffè dell'Arte (corso Carlo Alberto 54, a cura di Eleonora Ferrari) e poi mercoledì 8 febbraio (inaugurazione ore 19) sarà al Ristorante Due Sapori (via Massacra 2). Due mostre, due percorsi differenti ma complementari: saranno esposte opere differenti (dipinti e opere su carta di vari formati), ma «l'una – spiega l'artista – vuole essere il completamento dell'altra». La ricerca artistica di Marta Vezzoli si è sviluppata a partire dallo studio di architetture antiche e moderne, con particolare attenzione alle fabbriche abbandonate, di cui osserva soprattutto strutture, linee ed ingranaggi – paragonabili a enormi sculture – che gradualmente vengono riconquistate dalla forza e dalla caparbietà della natura. Virtuosa sperimentatrice di tecniche e materiali, l'artista privilegia pietre morbide e ferro, che le permettono di creare forme primarie e sintetiche, attraverso segni, graffi e volumi. Il suo percorso artistico la porta successivamente a incontrare la pittura, nuovo linguaggio che le consente, attraverso il colore, di aggiungere elementi alla ricerca, rivivendo dapprima la poetica dell'archeologia industriale fino ad approdare, nelle opere recenti, a riflessioni più intimistiche, dove le geometrie (materiche e pastose) sono segnate, quasi incise, da tagli netti che creano zone d'ombra e nuovi anfratti da scandagliare. «Un sé ritrovato – spiega l'artista – emerge vibrante di colore verso la luce». E le superfici appaiono come frammenti di muro, scampati per avventura al crollo dell'intera parete; è rimasto un particolare che raccoglie l'incontro tra elementi diversi, il lineare con il tondeggiante, il morbido con il rigido, la nettezza definita con l'apertura a quell'oltre non finito, che è l'imperfezione e l'aspirazione, il luogo limite e la meta, l'approdo possibile e il bisogno di pausa che impaurisce nel suo frenare. «La superficie di Marta – scrive il critico Mauro Corradini – è quest'incontro di elementi in contrasto, che solo la pittura sa armonizzare, a iniziare dai colori, che hanno tutti un sapore privato, intimo in una certa misura, come tirati su dal profondo; come se su ogni traccia emergesse la tensione all'unità, l'immagine tende a tradurre il tutto come ordine, misura; la pittura fa sì che il disordinato e caotico fluire dei pensieri trovi sulla superficie della tela quel ritmo che consente all'ombra interna di apparire». Per orari e informazioni, www.caffedellartepavia.com e www.lucalittarru.cosmopoli.org (c.arg.).