«Il mio viaggio nel Risorgimento, ieri e oggi»
PAVIA Un po' storico, molto cronista. Gabriele Moroni, giornalista inviato del quotidiano Il Giorno, ha riunito in sé queste due caratteristiche per dare alla luce un libro, "Risorgimento lombardo ieri e oggi. I luoghi, i personaggi, le memorie, le dimenticanze" (Edizioni Selecta, pagg. 114) nel quale parla della nostra terra, la Lombardia, e di una pagina della storia che in questa terra ha lasciato tracce concrete. Come definisce questo suo libro? «E' un viaggio nei luoghi del Risorgimento, ieri e oggi. Quindi è un confronto materiale dei luoghi stessi». Pavia come si colloca in questa ricostruzione storica? «Pavia è una città risorgimentale, una delle più sensibili a questo richiamo. A partire da Pasquale Massacra (1848). Una tradizione che però non manca di mostrare qualche pecca». Cioè? «A differenza di altre città lombarde Pavia non ha partecipato ai grandi moti». Perchè? «Forse per il fatto che a Pavia è mancata un'autentica adesione popolare al Risorgimento, che è quella che ha dato inizio alle sollevazioni popolari di Milano, Bergamo e Monza. Direi che Pavia è una città di grande individualità risorgimentale. Basta guardare alla famiglia Cairoli, a Pasquale Massacra, a Depretis». E la provincia? «E' stata terra di battaglia per la particolare configurazione e collocazione geografica della provincia stessa. Del resto il confine passa per il Gravellone. Fra Pavia e San Martino c'è ancora una lapide che ricorda il passaggio di Carlo Alberto sul Gravellone e la consegna del tricolore. E' una partecipazione geografica, e poi c'è la vera storia della Piccola vedetta lombarda». Una vicenda realmente accaduta... «Si chiamava Giovanni Minoli, era nato nel 1847 a Voghera e fu un personaggio del Risorgimento ricordato in forma romanzata nel libro "Cuore" di De Amicis. Solo nel 2009 se ne è scoperta la reale identità. Il merito va agli storici vogheresi Fabrizio Bernini e Daniele Salerno, che hanno pubblicato una minuziosa ricostruzione del fatto, basata sui documenti d'archivio dell'epoca, che conferma la reale esistenza di Giovanni Minoli e la sua tragica fine». Perchè il suo libro mette a confronto le stesse realtà ieri e oggi? «L'idea è venuta a Morandi all'epoca direttore del Giorno che mi ha suggerito di iniziare questo viaggio e di impostarlo come confronto fra ieri e oggi». Emergono stranezze? «Direi varie particolarità. In generale ho trovato una Lombardia che tiene alle proprie memorie. Straordinario, ad esempio, è l'impegno del sindaco di Gropello nella conservazione delle memorie dei Cairoli. Forse in questo quadro è venuta a mancare la scuola: più di uno degli studiosi che mi hanno fatto da guida ha scoperto che alle elementari non si insegna la storia del Risorgimento e che, al contrario, le scolaresche sarebbero invece molto interessate». (d.z.)