Alfano apre, Bersani: ok con emendamenti
ROMA Non si sa ancora quando il decreto sulle liberalizzazioni farà il suo ingresso in Parlamento. Ma una cosa è certa, l'iter del provvedimento non sarà una passeggiata. C'è il rischio concreto che, strattonato da una parte e dall'altra, possa essere stravolto dai veti contrapposti. Centrodestra e centrosinistra preparano infatti le proprie "correzioni", spesso di segno opposto. Gli unici che sottoscrivono al cento per cento il decreto sono gli esponenti del Terzo polo. «E' una cosa seria che né Berlusconi, né Prodi avevano mai fatto», sottolinea Casini. L'apertura più significativa arriva da Angelino Alfano, specie dopo l'entrata a gamba tesa di Berlusconi di venerdì contro il governo proprio mentre il Consiglio dei ministri era riunito. «Apprezziamo lo sforzo del governo», dice ora il segretario del Pdl. Che assicura il sostegno del suo partito, ma a patto che le misure «facciano un buon servizio al cittadino». Condizione dietro la quale si può naturalmente annidare di tutto. A cominciare dalla difesa delle categorie considerate come proprio elettorato di riferimento. Ma in questo caso, promette Alfano, «le sosterremo». E dai vari Cicchitto e Gasparri è praticamente un coro: le liberalizzazioni in Parlamento andranno «migliorate». Discorso praticamente speculare per il Pd, che è complessivamente meglio disposto verso il provvedimento in generale, e che anzi in qualche caso chiede di fare di più, come sottolineano sia Franceschini che lo stesso Bersani. «Siamo entusiasti - dice il segretario - che ci sia un governo che sta otto ore, non nove minuti e mezzo, su un pacchetto di misure». Ma anche Bersani annuncia "emendamenti precisi", e fa l'esempio della liberalizzazione della vendita dei parafarmaci, di tempi troppo lunghi per la separazione di Snam ed Eni, della non certezza dell'aumento del numero dei notai. Ma anche nel Pd c'è poi chi contesta apertamente alcune norme, come il responsabile economico Stefano Fassina, a cui non piacciono le ipotesi di sospensione del contratto collettivo perché «la concorrenza si fa sull'efficienza, non sulla pelle dei lavoratori». E la difficile convivenza dei partiti di maggioranza sarà verificata anche su un altro piano, quello delle riforme, a cominciare da quella elettorale. Ieri Fini e Schifani si sono visti per fissare un'agenda, dopo l'intervento di Napolitano. Ed anche in questo caso, in teoria, si dicono tutti d'accordo. In pratica le cose saranno molto più complicate. a.p. ©RIPRODUZIONE RISERVATA