Monti firma con la Libia il nuovo patto d'amicizia
TRIPOLI E' stato battezzato "Tripoli declaration": è il nuovo patto firmato ieri da Italia e Libia che punta a «rafforzare amicizia e collaborazione nel quadro di una nuova cornice di rapporti bilaterali e multilaterali» sulla base dei cambiamenti avvenuti nel Paese. L' occasione è stata la visita del presidente del Consiglio Mario Monti, accompagnato dai ministri della Difesa, Di Paola, e degli Esteri, Terzi. La "Dichiarazione di Tripoli" , concordata da Monti e dal premier libico, al-Keib, segna l'apertura di un nuovo capitolo nelle relazioni tra Italia e Libia, con Roma che garantisce il sostegno politico a Tripoli per questa fase di transizione. Un nuovo capitolo che di fatto non supera quel trattato di amicizia siglato nel 2008 dall'allora governo Berlusconi con il regime del rais. Ma ridisegna un quadro di futura collaborazione che probabilmente potrebbe tener conto anche dei contenuti di quel trattato, alla luce dei profondi cambiamenti in atto in Libia. Una dichiarazione che, si legge nel documento, è «ispirata alle vittorie della rivoluzione del 17 febbraio e, anche in nome dei martiri che hanno sacrificato le loro vite per permettere libertà e dignità al popolo libico e affermare la speranza dei libici a costruire un nuovo Stato basato sulla democrazia, sui diritti umani e nella promozione della pace regionale e internazionale, della sicurezza e lo sviluppo». Le parti concordano così di proseguire «sulla strada degli accordi firmati guardando al futuro con l'aiuto ed il contributo nelle varie attività, attraverso commissioni tecniche ad hoc nei vari settori». Monti ha anche restituito alle autorità libiche «la testa di Domitilla», una scultura trafugata nei primi anni '90 dal museo di Sabrata e, acquistata ad un'asta di Christie's da un collezionista italiano. Mentre era in corso la visita di Monti a Tripoli, a Bengasi la sede del Cnt è stata prima colpita con una granata e poi presa d'assalto dalla folla che chiedeva più trasparenza.