«Tra le mura di casa troppa violenza tra silenzi e vergogna»

VOGHERA Domani alle 21 la Cooperativa Teatrale "Quelli di Grock" porta in scena al Teatro Arlecchino di Voghera "Home sweet home", uno spettacolo su testo di Valeria Cavalli e regia di Claudio Intropido. Si tratta di una recente produzione di teatro "civile" della compagnia, sul tema della violenza domestica, che segue altre due pièce dello stesso filone, già messe in scena, sul bullismo ("Io me ne frego") e sull'anoressia ("Quasi perfetta"). A narrare le vicende di ordinaria violenza in una famiglia come tante, non è la donna vittima dell'abuso (Anna, interpretata da Giulia Bacchetta), bensì uno dei testimoni, il figlio (Luca, interpretato da Andrea Robbiano), che inizialmente, con tono quasi cabarettistico, esalta la banalità di una famiglia "normale", per scivolare piano piano nei dettagli di una drammatica routine domestica, fatta di violenze, pentimenti, promesse di cambiamento e perdoni ma, soprattutto di silenzi e vergogna. Dalla narrazione-confessione di Luca emerge la terribile realtà nascosta tra le quattro mura di "casa dolce casa", destinata a rimanere un "segreto dietro una targhetta d'ottone", ma che potrebbe essere sotto gli occhi di tutti, se solo la gente avesse voglia di guardare. Dal canto suo, Luca che non è direttamente vittima, non è da considerare meno violentato, perché con il suo sguardo è testimone e allo tempo destinatario di un lascito che potrebbe trasformare anche lui in un futuro uomo violento. «Abbiamo voluto che la voce narrante fosse quella di un uomo perché qui è lui il protagonista della violenza, non la donna, che è invece la vittima - spiega Valeria Intropido – . Di solito è sempre la donna che racconta le proprie vicende di violenza fisica e psicologica subita, quasi fosse una cosa che appartiene alla sua natura, tra la depressione post-parto e il ciclo mestruale. Luca racconta la favola dell'amore che si trasforma in tragedia, partendo dal principe azzurro e arrivando a Barba Blu, domandandosi se un giorno sarà anche lui un uomo violento. Intanto, mentre lui si apre al pubblico, Anna è chiusa in un luogo metaforico, da cui non può uscire, simbolo della solitudine in cui vivono le donne che subiscono violenza, perché viene meno la dignità e prevale la vergogna. Ad un certo punto riesce ad uscire da questo suo mondo, va al commissariato e sporge denuncia, ma poi non la firma. Non c'è un lieto fine: il tentativo di rompere il silenzio viene tarpato dall'accettazione della violenza, nella buona e nella cattiva sorte, per proteggere la famiglia stessa». Durante la scrittura del testo teatrale - che nel giugno 2010 è stato presentato alla Camera dei Deputati – la compagnia Quelli di Grock si è avvalsa della collaborazione del Centro Antiviolenza Cerchi d'Acqua di Milano e della consulenza della psicoanalista Maria Barbuto, e con il loro aiuto ha dato una forma visiva e teatrale al meccanismo perverso della violenza domestica. «Per rappresentare la rottura tra il mondo "comunicativo" di Luca, che dialoga con l'esterno, e quello di Anna, chiusa nella sua solitudine – conclude Valeria Cavalli - il palcoscenico è diviso in due da un telo su cui vengono proiettate delle immagini evocative: non lividi e sangue, ferite che si vedono, ma scenari che rimandano all'invisibile violenza psicologica. La scena è spoglia, d'un grigio opprimente che rimanda al senso plumbeo della prigione». Informazioni su costi e prevendita biglietti al numero 0383.645149, dalle 9 alle 13. Marta Pizzocaro