Barbianello, scopre i ladri Viene preso a calci e pugni

«Non mi aspettavo una reazione del genere. Mi hanno aggredito, ma qual che temevo di più era che tirassero fuori un'arma o un coltello. Gianfranco D. , camionista di mestiere, racconta quanto è accaduto nella casa del vicino (nella foto ) e non si capacità della violenza mostrata dai malviventi: «Uno dei due mostrava una spregiudicatezza tale sia durante il furto sia dopo, tant'è che per la fuga sono passati senza alcuna paura dalla trafficata via principale . Quando li ho visti nel cortile accanto al mio ho urlato: «Cosa state facendo qua?». Mi hanno fatto segno di stare zitto e di andare via. Io ho replicato: «Siete voi che ve ne dovete andare» e a quel punto mi sono venuti addosso sfoderando calci e pugni. Subito dopo se ne sono andati, ma non hanno mollato il bottino prelevato a casa del mio vicino». I ladri evidentemente non hannoa vuto paura di una reazione di Gianfranco D., alto 1.80, rubusto e palestrato convinti che la loro aggressività da sola sarebbe bastata a farlo desistere. di Linda Lucini wBARBIANELLO Non hanno neppure pensato di darsi alla fuga quando il vicino di casa li ha scoperti a rubare. Prima gli hanno intimato di tacere, poi l'hanno preso a calci e pugni. E neppure hanno mollato il bottino che erano riusciti a prelevare rovistando in armadi e cassetti della villetta di Claudio Milanesi, 53 anni, in via Rimembranze 20. A fare le spese della violenza dei due ladri è stato Gianfranco D., camionista di 50 anni che abita nella casa a fianco. Non solo hanno portato via i pochi preziosi rimasti nella casa già presa di mira dai ladri: una catenina d'oro con la medaglietta, il braccialetto del battesimo e la fede nuziale, ma hanno rubato anche il computer portatile, le chiavi della Mercedes del proprietario (ora l'auto è in un garage) un giaccone e alcune giacche da uomo. Di più in casa non c'era. Ma i ladri cercavano altro. Puntavano alla cassaforte. Per questo hanno spostato tutti i quadri, ma in quella villa la cassaforte non esiste. I ladri sono riusciti a penetrare nella villa dal retro, spaccando la persiana e la finestra al primo piano. «Hanno rovistato ovunque – racconta Francesca Milanesi – Persino dal guardaroba hanno scelto con cura gli abiti da rubare. Tant'è che hanno preso la giacca a vento che il mio ex marito aveva appena acquistato». La donna è spaventata perchè nel cortile della villetta c'è l'ufficio della società che gestisce insieme all'ex marito: «Mi spiace che ci sia andato di mezzo questo nostro amico. Ci conosciamo da trent'anni, è incredibile quel che gli hanno fatto». La donna è convinta che i ladri abbiano curato i suoi movimenti: «Di solito lavoro fino a tardi e lascio l'ufficio di sera – invece, non stavo bene, e alle 15 me se ne sono andata. Già avevano tentato di rubare un mese fa. Quella volta quando il mio ex marito è rientrato, i ladri erano ancora in casa, ma sono subito fuggiti. Dovevano essere ragazzini, visto che sono passati sfondando un quadrotto della porta di legno non più grande di una piastrella». Dopo quel tentato furto, era stato predisposto il sistema di allarme che però non era ancora entrato in funzione. «Non ne abbiamo avuto il tempo – dice ancora Francesca Milanesi – Quando lavoro ci sono due grossi cani a farmi la guardia, ma dopo quel che è successo si pensava a un intervento che ci proteggesse di più. Invece ci si trova ancora una volta con la paura e con i danni da riparare». I ladri avevano già fatto visita ai coniugi nel 1997 . Quella volta oltre a rubare tutti i preziosi, avevano anche preso tutte le nove galline. Per portarle vie le avevano uccise e messe nelle federe dei letti di casa. l.lucini@laprovinciapvese.it