Sebastian, la sua vita sotto il ponte
Con i soldi dell'ultimo lavoretto da giardiniere si era comprato un lettore dvd. Un gesto strambo per chi non possiede nemmeno una tv. Ma Sebastian custodiva quell'oggetto gelosamente e, appena poteva, lo collegava al televisore del centro "In & out" di via Lomonaco per vedere qualche film. Il lettore è ancora lì, nella scatola che Sebastian aveva riposto con cura su uno scaffale. E' tutto ciò che adesso rimane di lui. Lo zaino con cui portava sulle spalle la sua vita - documenti, pochi vestiti, qualche spicciolo - gli era stato rubato una settimana fa in stazione. Aveva anche un telefono cellulare Sebastian. Non si trova. Gli serviva per farsi rintracciare dalla famiglia d'origine che vive in Polonia: i genitori e una sorella che gestisce un chiosco di fiori e che gli aveva trasmesso la passione per il verde e il giardinaggio. Ma lui voleva vivere così, sotto un ponte, libero da legami e costrizioni. Ed era venuto in Italia, chiudendo con il suo passato. di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Sebastian nella notte tra martedì e mercoledì non ha dormito con il vecchio plaid colorato sopra uno dei tre cartoni aperti come materasso sul terreno gelido, sotto il ponte di viale Libertà. La sua casa da anni. Vittorio, il tunisino che era quasi un padre per lui, e un terzo compagno della vita di strada, un giovane romeno, non l'hanno visto rientrare. Eppure lui era lì, a una manciata di metri da loro, riverso sulla scarpata sotto il parcheggio del palazzo di vetro. Senza volto, sfigurato dalla ferocia del suo aggressore. Di Sebastian Zbiniew, 36 anni compiuti a novembre, si sono perse le tracce martedì all'alba quando, dopo le 4, è stato allontanato dalla stazione ferroviaria, perchè ubriaco e molesto. La vodka era la sua debolezza. La sola, dicono gli operatori della Caritas che lo seguivano da anni e quelli della Casa del Giovane che cercavano di fare breccia nel suo essere solitario. Dalle prime ore di martedì sembra essere stato inghiottito dal nulla. Era forse lui uno dei due stranieri che il gestore di un bar in fondo a viale Libertà ha notato intorno alle 5, solo un'ora più tardi? «Due uomini che non parlavano italiano ma urlavano – racconta il barista – Uno non si reggeva in piedi, l'altro lo strattonava e lo apostrofava nella sua lingua che non capivo. Si sono diretti verso il piazzale del ponte e, accanto alla cabina del telefono, uno dei due si è accasciato a terra». Il barista li ha seguiti con lo sguardo, fino a perderli. Forse proprio nel pendio scosceso. Le telecamere della banca, lì vicino, non puntano in quella direzione. E i due clochard che dividevano con Sebastian il giaciglio sotto il ponte avrebbero raccontato di non essere passati ieri mattina dal boschetto dove è stato rinvenuto il cadavere ma dalla strada sterrata che aggira il grattacielo. Versioni che la squadra mobile, impegnata sul caso, dovrà accertare. Ieri al centro diurno di accoglienza "In & Out" della Casa del Giovane chi vive sulla strada era turbato. Con Sebastian divideva l'esperienza della strada, del gelo che ti entra nelle ossa la notte, di un pasto caldo alla mensa del povero. Anche se il polacco preferiva passare quando tutti i commensali erano già andati via, per chiedere un panino. In via Lomonaco da 5 anni frequentava il centro di accoglienza, ci andava per farsi la doccia perché teneva molto al suo aspetto. Lavava i suoi indumenti, il giubbotto e i jeans che gli hanno trovato addosso ieri, insieme agli scarponcini beige e Al berretto di lana nero. Amava leggere Sebastian, ormai padrone dell'italiano. «Con lui si poteva discutere di storia e filosofia - ricordano gli operatori –. Era un buono quando era sobrio, non immischiato in giri strani. Era un solitario». Quando beveva però poteva fare follie come quando, nel 2010, è sceso sui binari e ha sfidato un treno per una delusione d'amore.