«Cambiare è difficile ma lo faremo»
di Lorenzo Robustelli wLONDRA Per le privatizzazioni delle società pubbliche ci sarà ancora da aspettare, le condizioni di mercato non sono convenienti. Le liberalizzazioni, benché più difficili in Italia che altrove, si devono fare, ed anche in fretta. Parola di Mario Monti davanti ai giornalisti al London Stock Exchange durante la sua fitta visita di ieri nella capitale britannica il cui principale appuntamento non è stato, probabilmente, quello con il premier David Cameron, ma l'incontro, a porte chiuse, con un centinaio di operatori della City che lavorano con i titoli pubblici italiani. «I prezzi di mercato non inducono il governo ad andare sul mercato», ha detto il premier a chi gli chiedeva se sul fronte della privatizzazioni ci fossero programmi. Invece sulle liberalizzazioni si procede, e domani ci sarà un Consiglio dei Ministri che affronterà la questione. Uno dei tanti elementi per convincere i mercato che l'Italia è solida e sta camminando sulla strada giusta con determinazione. «Convincerò i mercati che l'Italia è solida ed affidabile», ha detto il professore prima dell'incontro nella City, sottolineando anche che «stiamo conducendo azioni molto determinate e con un inatteso sostegno popolare». Non si fa spaventare il presidente del Consiglio dall'agenzia di rating Fitch che minaccia il declassamento di due "note" del debito italiano, ma ripete che «la crescita deve andare di pari passo con il consolidamento di bilancio». Il primo incontro della giornata era stato con il il premier David Cameron con il quale, dice ai giornalisti, «non abbiamo parlato» dell'isolamento britannico sul Patto di bilancio firmato dagli altri 26 dell'Unione. Però nella sua lezione alla London School of Economics ha sottolineato che "la Gran Bretagna e l'Eurozona hanno grandi interessi comuni", e dunque «vorrei vedere la Gran Bretagna immersa nelle decisioni chiave dell'Unione europea», e sarebbe «fantastico» che aderisse al Fiscal compact, ma «temo non vi siano più speranze che possa accadere». Una speranza che il "pontiere" aveva e che è andata delusa. L'accordo però c'è su altri punti, come la necessità di sviluppare il Mercato unico «come strumento per la crescita economica», che, come ha detto Cameron, è stata al centro dell'incontro a Downing street con Monti, definito «un leader forte». Un significativo invito alla fiducia da parte dei mercati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA