Sannazzaro, tremila famiglie al freddo

In alcune zone di Sannazzaro il "passaparola" è stato determinante. Quando all'alba i riscaldamenti delle case si sono bloccati e le cucine domestiche non si sono più accese, è scattato l'allarme generale. Poi, ad erogazione attivata, la necessità di rimettere in funzione, con una semplice azione manuale, le singole valvole di sicurezza. Ed è scattata la solidarietà. L'anziana pensionata M.G. di via Incisa dice: «Con la casa al freddo, non ho saputo fare altro che invocare l'aiuto dei miei vicini. Uno di questi, verso le 10 del mattino, è salito su di una scala sino a quella valvola. In un attimo il gas è arrivato. Senza il suo aiuto avrei dovuto aspettare chissà quanto». Non pochi sono stati coloro che, a conoscenza di quanto necessario fare, hanno offerto il loro aiuto ad altri utenti che non sapevano o non potevano intervenire di persona. In via Vigevano l'impiegata R.S. dice: «Quando sono tornata a casa per pranzo, tutto era freddo e la cucina bloccata. I tecnici del gas erano passati, ma non avevano trovato nessuno in casa. Ho così dovuto rinviare l'intervento dei tecnici sino al mio rientro serale per sentire il primo tepore tra le mura di casa. Tutto è successo nei giorni più rigidi dell'inverno». La sfortuna ha voluto, infatti, che i problemi alla fornitura di gas, proprio nel Comune che ospita una delle più grandi raffinerie d'Italia, sia sorto nei giorni in cui questo inverno anomalo ha fatto registrare temperature davvero rigide. Ieri la minima rilevata a Sannazzaro è stata di meno quattro gradi sottozero, mentre la massima non è andata al di là dei tre gradi sopra lo zero. Chi ha potuto si è arrangiato con le stufette elettriche, ma per la maggior parte degli utenti è stata una giornata polare. SANNAZZARO Tremila famiglie al freddo nel periodo più rigido dell'anno. Il black-out è stato determinato da un urgente intervento di pulitura di alcuni filtri alla stazione di erogazione della raffineria Eni, da cui parte il gas "incondensabile di raffineria" diretto agli utenti di Sannazzaro e Scaldasole. Il gas è mancato per almeno tre ore della mattinata di ieri anche perché, dopo la messa in moto dell'impianto all'Eni, si è verificato un ulteriore problema: alla centrale comunale del gas di via Buonarroti non si è potuto ricorrere all'erogazione di riserva, una scorta di gas propano liquido (Gpl) contenuta in uno specifico serbatoio. Così, oltre alla mancanza di gas alle utenze aziendali e famigliari, si è associato un calo di pressione in rete che ha fatto scattare le valvole di sicurezza poste all'entrata di ogni utenza. Dalle prime ore del mattino, da quando cioè la raffineria Eni ha attivato il regolare servizio di erogazione del "gas incondensabile", il Comune ha provveduto allo sblocco dei contatori inviando in ogni famiglia gli uomini mobilitati per rimettere in attività gli erogatori domestici: una semplice operazione tecnica che, effettuata per tremila famiglie di Sannazzaro e Scaldasole, è stata ovviamente lunga. L'operazione di avvio delle erogazioni all'utenza, via dopo via, palazzo dopo palazzo, si è prolungata sino al tardo pomeriggio di ieri. Impegnati i tecnici della ditta Nespi, azienda che gestisce il servizio per conto del Comune, poi diversi operai del Comune coordinati dall'ufficio tecnico e i volontari del gruppo di Protezione civile. Il sindaco Giovanni Maggi conferma: «L'Eni ha avuto nella nottata problemi al filtraggio del gas erogato, fenomeno che ha richiesto il blocco di qualche ore della fornitura. Avrebbe dovuto scattare il nostro servizio di riserva attraverso l'invio provvisorio del Gpl stoccato in un impianto realizzato solo la primavera scorsa. Ma l'attivazione del servizio di scorta non è avvenuta e il blocco è stato totale». L'inconveniente è stato superato in alcune ore. Tuttavia chi si è trovato l'impianto di riscaldamento in blocco ha dovuto attendere il porta-porta organizzato dal Comune. Maggi afferma: «E' ovvio che l'avvio degli erogatori famigliari è avvenuto con gradualità, casa dopo casa. C'è chi ha trascorso qualche ora al freddo. Ci spiace, ma il lavoro è stato lungo e devo ringraziare chi ha lavorato incessantemente». Paolo Calvi