Voci di una lettera anonima «Si dice cieca, ma vede bene»

di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA La macchina del fango si è messa in moto. Nei quattro piani dell'Asl il nome di Guiduccia Massolini è pronunciato a mezza bocca. Sia da chi vuole prendere le distanze, stanco degli scandali che nell'arco di un paio d'anni si sono abbattuti sull'azienda, sia da chi, forse, teme di essere coinvolto direttamente o indirettamente nell'inchiesta. «Dice che parlerà» commentano perplessi alcuni colleghi nell'atrio al pian terreno di viale Indipendenza. E' mezzogiorno, quasi l'ora della pausa per il pranzo. Agli sportelli pochi utenti. Sulle sedie in legno davanti alla porta numero 6, dove la commissione medica mista Asl e Inps effettua le visite mediche e controlla la documentazione dei richiedenti, ci sono solo due persone. Padre e figlio. «Ho presentato richiesta di invalidità civile in estate – spiega il più giovane –. Ho avuto problemi gravi di salute, non posso più lavorare. Ma devo presentare una montagna di documenti, certificati degli specialisti, esami. Poi scopro che un'impiegata è riuscita a far avere senza problemi l'assegno di accompagnamento ad amici e conoscenti». E' oggi la giornata più fitta di appuntamenti per l'ufficio Invalidità civile. Mattina e pomeriggio. Gli operatori dell'ufficio mantengono l'aplomb, impertubarbili. Ma non vogliono fare commenti. Nell'ufficio in cui lavorava Guiduccia Massolini l'ingresso al pubblico non è consentito. Ma chi ci è entrato ieri mattina dice che la tensione è palpabile. «Da qualcuno all'interno dell'edificio tre anni fa era partita una lettera anonima, indirizzata anche alla Procura, che svelava i dettagli su una pensione di invalidità percepita da una donna che si dichiarava cieca assoluta e invece ci vedeva benissimo». Quella donna, fu poi confermato dagli inquirenti, era la madre della Massolini. La lettera indicava nome e cognome. «Quando arrivò la lettera – ricordano in Asl – i dirigenti di allora fecero fare un controllo. Un medico e un amministrativo furono incaricati di cercare la pratica. Che, si scoprì subito, non esisteva». Eppure non scattò alcun provvedimento disciplinare all'epoca. La Massolini rimase al suo posto. E continuò a disporre della password con cui inseriva e legittimava i dati da spedire all'Inps per sdoganare la liquidazione delle somme. «Perché conservò il suo ruolo anche dopo aver patteggiato la condanna? – si chiedono ora in Asl – Come mai nessuno ha pensato di spostarla?». Il trasferimento in realtà è avvenuto. Ma molto in ritardo: l'ordine di servizio firmato dall'allora direttore generale Simona Mariani risale all'ottobre del 2010.