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MEDE «L'abbiamo saputo questa notte, dopo la mezzanotte è squillato il cellulare»: così inizia il racconto di Roberto Dall'Armellina, papà di Lucrezia, sopravvissuta alla tragedia della Costa Concordia. Ora è tranquillo, ma è stata una notte insonne per lui e la moglie. «Ci ha chiamati Giuseppe, il fidanzato, tranquillizzandoci e raccontandoci cosa era successo – racconta il padre, titolare del centro assistenza Riello a Mede – i ragazzi stavano cenando quando hanno sentito un botto». E il padre riporta le parole, dette al telefono, del fidanzato della figlia Lucrezia: «Sembrava di essere al cinema, come in un film: a un tratto si sono spente le luci ed è stato il panico». Marina Cucè, la mamma di Giuseppe Rotundo, è al lavoro quando andiamo a chiederle come sta il figlio: «Mi ha chiamata verso mezzanotte e mezza, lui sa che a quell'ora sono sveglia, e mi ha detto subito: "Stai tranquilla, sono vivo, noi stiamo bene, se senti qualcosa al telegiornale stai tranquilla" – e continua – io non sapevo nulla, ma ho subito avvisato i miei altri due figli, che con il computer sono andati a vedere cosa era successo. Ho preferito non allarmare mio marito che era già a letto. E'stata una notte d'inferno.» Così racconta la mamma di Giuseppe, estetista a Mede, che nonostante sia presa dal lavoro, continua a guardare le notizie del tg: «Anche se so che stanno bene e che sono quasi a casa, per me è come se fossero ancora là. Mi spaventa pensare cosa abbiano provato». E aggiunge: «Le notizie stanno già cambiando, da errore umano si passa a parlare di un guasto elettrico, io non lo so, ma mio figlio il botto l'ha sentito e quando è andata via la luce e i piatti del ristorante hanno iniziato a cadere tutti da una parte, i passeggeri hanno capito che non si trattava di un semplice guasto». Marta Mogni