La vigilia di Cavalli «Voghera mi aspetta sarà come un'esame»

VOGHERA. Umile, timido, ma con alle spalle una carriera trascorsa nel «calcio vero», come vengono chiamati in gergo i campionati professionistici. Simone Cavalli mantiene un profilo basso e si è subito calato nella realtà vogherese. «Ho tanta voglia di cominciare – commenta il bomber che è arrivato a Voghera il 23 dicembre –. Finora ho avuto un fastidio al muscolo retto femorale, causato da vecchie cicatrici per un vecchio infortunio, ma adesso ho recuperato e sto bene, purtroppo però non ho ancora lavorato con la squadra sui lavori tattici. Non sono dettagli perché mi devo integrare nel gioco, devo capire i compagni e i compagni devono capire me». Nei giorni scorsi l'attaccante ex Reggina ha lavorato a parte per arrivare pronto alla gara di domani con l'Atletico Pro Piacenza, la sua prima con i rossoneri e per di più al Parisi. Fino a ieri alle 19 però il trasfer dalla Romania non era ancora arrivato, anche se c'è tempo fino a stamattina per ricevere il documento e permettere quindi a Cavalli di giocare domani. Dopo meno di un mese quali sono le sensazioni che avverte? «Siamo un buon gruppo, pieno di giovani e motivato». Le aspettative sull'attaccante sono tante. «So che la gente e anche la società si aspettano molto – spiega –. Sarà un esame per tutti e anche da parte mia». Ci vorrà un po' di pazienza, poiché la punta non saggia il campo in una gara ufficiale da tempo. «Le persone intelligenti sanno che anche se uno ha giocato in categorie superiori è sempre difficile far gol, mi assumo le mie responsabilità, ma devo trovare il ritmo partita. Di me posso dire che sono abituato alle pressioni visto che ne aveva anche quando sono stato in altre piazze». Un esempio? «A Bari c'erano anche 50 mila persone, ma il pubblico non mi è mai pesato». Dove ha avuto più difficoltà? «Ad Andria, la società e la gente non hanno aspettato che entrassi in forma e solo io venivo contestato». Appena prima di venire a Voghera era nella serie A della Romania, come è stata questa esperienza? «All'estero ci sono difficoltà, dalla mentalità ai metodi di lavoro differenti. La lingua? Ci si capiva perché molti parlano italiano». Cavalli è stato a contatto di grandi giocatori, chi è quello che ricorda come esempio? «Dieci anni fa i veterani avevano un rapporto diverso con i giovani – dice l'attaccante, che ha giocato sia da prima sia da seconda punta -. Ricordo con piacere Vincioni a Modena, Grabbi, Amoruso quando ero alla Reggina, anche Schwoch». Marco Quaglini