Da Casal di Principe ai salotti della P3
Non è la prima volta che la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera si occupa delle indagini su Nicola Cosentino. Nel novembre 2009 la procura di Napoli recapitò a Montecitorio una richiesta di custodia cautelare in carcere per uno dei reati più gravi che si possano contestare ad un parlamentare, per giunta impegnato nell'azione di governo come sottosegretario all'Economia: il concorso esterno in associazione mafiosa di stampo camorrista . Il provvedimento del gip Raffaele Piccirillo non fu però mai eseguito perché il Parlamento respinse la richiesta di arresto. Lo scenario descritto dai magistrati raccontava di presunti rapporti organici con il clan - prima in collegamento con la fazione dei Bidognetti, successivamente con quella degli Schiavone. E un altro no dal Parlamento arrivò quando nella stessa inchiesta i giudici chiesero di utilizzare 46 intercettazioni telefoniche relative all'onorevole. Per quelle contestazioni, dal marzo scorso Cosentino è comunque sotto processo davanti al tribunale di Santa Maria Capua Vetere che sulle telefonate negate ha sollevato conflitto di attribuzioni (già accolto) davanti alla Consulta. Ma dal 3 gennaio su Cosentino pesa anche una nuova richiesta di rinvio a giudizio: l'ha inoltrata la procura di Roma a chiusura dell'inchiesta sull'associazione segreta denominata P3 che coinvolge i parlamentari Dell'Utri e Verdini.