Piazza Affari snobba Fitch Unicredit guida il rialzo

di Andrea Di Stefano wMILANO Nell'incredibile altalena dei mercati finanziari, condizionati dal ricorrersi di dati economici in bianco e nero, ieri è stata la volta dei grandi rimbalzi all'insegna proprio di Piazza Affari. Milano ha chiuso con un rialzo del 3,08% seguita Parigi (+2,66%), Francoforte (+2,42%) e Madrid (+2,34%). Come nelle precedenti sedute i protagonisti sono stati i titoli del credito, in testa ovviamente Unicredit che ha recuperato una piccola frazione delle ingenti perdite (+6,32%) mentre i diritti di opzione (il cui prezzo lunedì era crollato del 65%) ieri sono stati rastrellati a piene mani e hanno chiuso con un +80%. Nonostante le assicurazioni del direttore generale dell'istituto, Roberto Nicastro, sul rischio "abbastanza remoto" di una scalata si accavallano le voci e indiscrezioni sull'incetta di diritti che preluderebbe all'ingresso a sorpresa di un nuovo socio di riferimento. La giornata di ieri non è stata, comunque, contrassegnata solo dalle vicende del mondo del credito che continua ad essere paralizzato nel mercato interbancario: le banche hanno registrato un nuovo massimo assoluto di depositi presso lo sportello ufficiale a 481,935 miliardi a fronte dei 463,565 miliardi di venerdì. Lo spread Btp-Bund è tornato sotto quota 530, dopo aver aperto a 528,89 punti, ha chiuso a 526 punti a fine seduta. Ieri sulla crisi dei debiti sovrani dell'eurozona hanno pesato in modo favorevoli le dichiarazioni di Merkel e Sarkozy per un accordo in tempi brevi del nuovo patto europeo ma anche le affermazioni del presidente del consiglio italiano che alla vigilia del vertice di Berlino con la cancelliera tedesca ha ribadito che l'Italia riuscirà a convincere la Merkel che ha fatto il suo dovere e che è ora di chiudere definitivamente la crisi dell'euro adottando misure straordinarie compresi, in prospettiva, gli eurobond. I mercati ieri hanno snobbato l'annuncio che c'è una "significativa possibilità" che Fitch abbassi il rating dell'Italia, attualmente pari ad A+, una volta completata la revisione avviata nel dicembre scorso. L'agenzia di rating - peraltro unica fra le tre big del settore a essere controllata (al 60%) da una holding transalpina, la Fimalac di Marc Ladreit de Lacharrière - non pensa, invece, di ridurre il rating della Francia (tripla A) nel 2012, a meno che non avvengano nel paese forti schock economici. Le borse non hanno mostrato alcuna preoccupazione, neppure quelle americane trainate dai dati positivi del gruppo Alcoa, per la forte flessione del surplus commerciale cinese che nel 2011 si è contratto a 155,14 miliardi di dollari. Nel 2010 il saldo tra export e import era stato positivo per 183,1 miliardi. La flessione, anche se era stata preannunciata nei giorni scorsi dal ministro del Commercio di Pechino, Chen Deming, che aveva stimato un surplus intorno ai 160 miliardi, viene considerata un importante segnale della frenata dell'economia mondiale e dei suoi rischi di natura recessiva. ©RIPRODUZIONE RISERVATA