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VIGEVANO Cinque bossoli calibro 7,65 trovati vicino al cadavere: dai primi accertamenti – ma l'ultima parola spetterà al medico legale – al Sayonara la vittima è stata colpita a ripetizione con un'arma semiautomatica di grosso calibro, spesso usato dalla malavita. Il delitto della Sforzesca, invece, era stato commesso usando un revolver calibro 38, che aveva sparato cinque colpi, uno mortale alla testa. Se dei collegamenti ci sono fra i due delitti, diverso è il tipo di pistola utilizzata. Molto simile invece la brutalità dei killer nel momento di premere il grilletto: in entrambi i casi, le vittime sono state uccise sparando a bruciapelo, con una fredda premeditazione e in un luogo pubblico. Alla Sforzesca, appena fuori da un bar su una strada molto trafficata. Al Sayonara, addirittura all'interno di un locale, fra decine di potenziali testimoni, accanto al bancone dietro al quale lavoravano i baristi. Gli esecutori sono entrati a volto scoperto, individuando a colpo sicuro la vittima. Le indagini sono affidate ai carabinieri di Vigevano, coordinati dal capitano Gennaro Cassese, con i colleghi di Pavia.(a.m.)