«Indicatore della crisi e della voglia di speranza»

PAVIA Dieci euro per un gratta e vinci, che a volte diventa un acquisto quotidiano. Si spendono soldi per giochi, scommesse, videopoker. E non si spendono per altri tipi di consumo? Perché quello del gioco è un settore in continua espansione che non sembra essere toccato dalla crisi? Per stabilire una connessione diretta tra aumento del consumo nel settore giochi e diminuzione di altri beni ci vorrebbero studi specifici. «Bisognerebbe avere i dati, ma di certo esistono beni voluttuari di basso profilo che possono essere abbandonati – spiega Flavio Ceravolo, sociologo dell'università di Pavia – Non abbandonano pasta e latte, ma probabilmente altri tipi di divertimento». Ma perché usare i pochi soldi risparmiati per tentare la fortuna? I pavesi sono da record in Italia con 2900 euro all'anno spesi proprio in macchinette e numeri. «Il gioco è un sostituto della realizzazione personale, ci si attacca a un meccanismo statistico, una fortuna che poi non arriva – spiega il sociologo – Ma è anche un indicatore della situazione di crisi e della voglia di speranza». Spesso le vincite non raggiungono cifre tali da cambiare la vita. «E' ampiamente documentato che queste vincite sono spese male e finiscono rapidamente – dice Ceravolo – Spesso le persone che giocano non si rendono conto che è una forma di auto inganno, una presa in giro di se stessi e delle proprie paure. Quando una persona è totalmente disperata o si trova in uan condizione di disperazione inizia a non ragionare e arriva a dire "magari quella possibilità su 10mila è mia"». Come il Lotto negli anni Settanta così videopoker e giochi di oggi. «E' la situazione di crisi che induce la popolazione a investire invece che risparmiare, e si investe in questi beni chimera», sottolinea il sociologo del dipartimento di Studi politici e sociali. (ma.br.)