I tassisti: «Pronti a bloccare le città»
di Maria Berlinguer wROMA Dopo la «stangata di fine anno», con una manovra fatta «per quattro quinti di tasse», ora Monti deve spingere sullo sviluppo. Il Pdl si prepara a un gennaio caldo e chiede al premier di «darsi una mossa». In attesa del rientro a Roma di Silvio Berlusconi, atteso per lunedì, a via dell'Umiltà alzano i toni. Il professore acceleri sulla fase due, passi dalle parole ai fatti, superando i veti di sindacati e sinistra e cerchi un'intesa con i partiti che lo sostengono altrimenti non riuscirà a reggere «nemmeno un'ora in Parlamento». Silvio Berlusconi con i suoi ribadisce che non farà mancare il suo appoggio ma, soprattutto per tenere unito il partito che scalpita dietro la leaderschip di Angelino Alfano, ribadisce che «nessun voto è scontato». I prossimi banchi di prova saranno le misure per la crescita e in particolare la riforma del mercato del lavoro e le liberalizzazioni. «Non accetteremo nulla a scatola chiusa» avrebbe avvertito un ex ministro in stretto contatto con il Cavaliere. In particolare sulle liberalizzazioni. Il Pdl vuole misure «vere», ma non quelle proposte da Mario Monti su farmacisti e tassisti e già stoppate propio dal partito dell'ex premier. Tutte le categorie professionali e tutte le corporazioni devono essere coinvolte dal processo, ma soprattutto quelle che fanno riferimento alla sinistra: confederazioni sindacali, mondo accademico e universitario, magistratura e aziende municipalizzate. «Sulle liberalizzazioni bisogna agire a 360 gradi, come proporrà un documento del Pdl: niente sconti ai potentati dei servizi pubblici e dei trasporti», tuona Maurizio Gasparri. «Fine totale dei privilegi per Coop e grande distribuzione ma non accetteremo attacchi strumentali a professioni e taxi», aggiunge il capogruppo al Senato. Parole accolte con entusiasmo dai tassisti che non hanno digerito l'indicazione dell'Antitrust alla politica di aumentare le licenze per migliorare il servizio. «Se diventerà parere del governo siamo pronti ad occupare le città», minaccia Nicola Di Giacobbe, segretario nazionale dell'Unica Taxi della Cgil. «La categoria è in forte fermento e avrà una reazione fortissima» se l'esecutivo dei tecnici deciderà di proseguire sulla strada delle liberalizzazioni, aggiunge Lorenzo Bittarelli, presidente di Uritaxi. «Attenzione ad evitare uno scontro sociale del quale il Pdl capirebbe tutte le ragioni: liberalizzare è un dovere, perseguire alcuni è una follia che metterebbe in difficoltà il governo», aggiunge ancora Gasparri. E sono almeno un milione e 700mila i professionisti senza ordine, i non regolamentati, schierati dalla parte opposta di chi difende gli ordini professionali. Nell'agenda di gennaio resta poi prioritaria la riforma del mercato del lavoro. Il Popolo della libertà rivendica la continuità con le politiche fatte dal governo Berlusconi e chiede a Monti di andare avanti con la modifica dell'articolo 18, recependo gli accordi aziendali che superano la logica della concertazione. Monti ha espresso più volte l'intenzione di riformare il mercato del lavoro consentendo più flessibilità in uscita, ricordano in via dell'Umiltà. «Vedremo quanto sarà coerente, soprattutto nella sfida alla Cgil e alle altre corporazioni», dicono rinviando al faccia a faccia tra Alfano e Monti l'esito della trattativa. L'incontro sarà preceduto da un vertice a palazzo Grazioli con lo stato maggiore del partito. Dopo le dimissioni del Cavaliere nel Pdl c'è ancora sconcerto per la scelta di sostenere la manovra «lacrime e sangue» del Professore. «Lo stato veste sempre più i panni dello strozzino e c'è chi si suicida», dichiara Osvaldo Napoli mentre Francesco Giro assicura che nel programma del Pdl per il 2013 sarà fissata al 33% l'aliquota massima. ©RIPRODUZIONE RISERVATA