Vellezzo, presidio per avere gli stipendi
Le persone che in provincia di Pavia hanno un lavoro, secondo l'ultimo dato disponibile, sono 155mila. Ma il 3.3 per cento di chi ha un lavoro, ormai, invece dello stipendio tira avanti solo grazie all'indennità di cassa integrazione, ordinaria, straordinaria o in deroga che sia. E' questa percentuale che mette Pavia in coda alla classifica degli indicatori di ripresa per le province lombarde: a Milano, per rendere l'idea, la percentuale dei cassintegrati è al 2.38 per cento, a Cremona a 2.9 per cento, a Lodi, accanto a Pavia, sotto al 2.5 per cento di Stefano Romano wVELLEZZO BELLINI La protesta della Sea Camper di Trivolzio ha fatto scuola: da ieri mattina i 19 operai della Cisam di Vellezzo Bellini sono in presidio davanti ai cancelli dell'azienda. «A novembre e dicembre non abbiamo preso lo stipendio e non è arrivata nemmeno la tredicesima – raccontano – prima delle feste il titolare ci ha detto che la ditta avrebbe chiuso alla fine dell'anno, ma al momento non sappiamo se andremo in cassa integrazione o in mobilità». La Cisam ha prodotto fino a poche settimane fa marmitte e catalizzatori per auto, fino a 500 pezzi al giorno: «Nei magazzini, secondo i nostri calcoli, ci sono ancora tra gli 8 e i 10mila pezzi – spiegano gli operai –. In produzione è un valore superiore ai 200mila euro, ma sul mercato potrebbero essere venduti ad una cifra molto superiore: è la nostra assicurazione per il futuro visto che l'azienda non dà certezze». Nei giorni scorsi, raccontano i dipendenti, alcuni camion sono usciti dall'azienda carichi di marmitte. «Non ne usciranno altri – tagliano corto al presidio –. Prima di svendere quello che noi abbiamo prodotto devono pagarci gli stipendi che mancano e darci sicurezze per il futuro». La Cisam è a Vellezzo da due anni esatti: «Prima l'azienda era ad Opera, nel Milanese – raccontano gli operai –. Abbiamo iniziato a lavorare a Vellezzo l'11 gennaio del 2010. Qui il capannone è la metà di quello che avevamo ad Opera: nel trasferimento erano stati messi in mobilità nove di noi». La Cisam è quella che gli addetti ai lavori chiamano azienda monocliente: «Noi produciamo marmitte e catalizzatori che vengono acquistati dalla Sds, che ha sede nel capannone a fianco del nostro e che è dello stesso proprietario della Cisa, Francesco Giardini. La Sds, poi vende a sua volta il prodotto alle case automobilistiche, soprattutto in germania». Sulla Cisam hanno pesato, pare di capire, le difficoltà del mercato dell'auto che si sono sommate a quelle della crisi finanziaria ed economica iniziata alla fine del 2008. I 19 operai dell'azienda sono quasi tutti pendolari: «Quando ci hanno trasferiti qui da Opera abbiamo iniziato a viaggiare – confermano – aggiungendo spese ad uno stipendio comunque non alto». Stipendio che non arriva da Novembre: «In media, considerando anche la tredicesima, sono più di 3mila euro a testa». A settembre la Cisam aveva presentato una richiesta di cassa ordinaria dal 24 0ttobre al 21 gennaio: «Ma quando ci siamo presentati per discutere l'accordo – spiega Maurizio Carrera della Fiom Cgil – l'azienda ha detto che la cassa non sarebbe più stata necessaria. Poi sono iniziati i problemi con il pagamento degli stipendi e ora non sappiamo nemmeno quali siano le intenzioni dei titolari per i prossimi giorni».