Benzina e diesel la corsa continua
ROMA Record su record. Il prezzo della benzina sale ancora e si porta in media nazionale sopra 1,74 euro al litro, sfondando in alcune Regioni del Centro Italia, dove le addizionali sulle accise sono più alte (come le Marche) anche la soglia di 1,8 euro al litro. I listini delle compagnie hanno risentito dell'aumento dei prodotti raffinati nel Mediterraneo, dovuto non solo al rialzo della materia prima degli ultimi giorni, ma anche alle tensioni sul mercato causate dall'annuncio della chiusura di alcuni impianti della svizzera Petroplus, alle prese con profonde difficoltà finanziarie. Così ieri mattina i rincari sono stati a raffica. Eni ha aumentato i prezzi raccomandati della benzina di 0,4 centesimi e quelli del diesel di 0,6 centesimi, portandoli rispettivamente a 1,739 e 1,700 euro al litro. Esso è salita rispettivamente di 0,5 e 0,7 centesimi a 1,741 e a 1,700 euro, mentre TotalErg di 0,7 centesimi su entrambi i prodotti, a 1,740 e a 1,701 euro al litro. Ancora, Q8 ha rivisto all'insù il prezzo della verde di 1,1 centesimi (1,742) e quello del gasolio di 0,8 centesimi (1,703 euro) e Shell entrambi di 1 centesimo (1,741 per la verde e 1,705 per il diesel). E ritocchi al rialzo potrebbero non finire qui. Secondo la Figisc nei prossimi giorni potrebbero arrivare nuovi arrotondamenti di un centesimo al litro. Una situazione che i consumatori di Adusbef e Federconsmatori giudicano «gravissima e inaccettabile» e contro la quale le associazioni del Casper hanno proclamato «lo sciopero della benzina», invocando un'urgente modernizzazione del settore. Novità potrebbero arrivare con l'atteso provvedimento sulla concorrenza, che dovrebbe contenere tutte le norme sulle liberalizzazioni. Allo studio nella distribuzione carburanti ci sarebbe l'ipotesi di istituire un organismo analogo all'Acquirente Unico del mercato elettrico, incaricato di svolgere il servizio di affitto-acquisto di depositi di stoccaggio di carburanti, di acquisto dei carburanti sul mercato nazionale e internazionale e di rivendita all'ingrosso ai distributori, che potrebbero così attingervi svincolandosi dai contratti di esclusiva che li legano alle compagnie petrolifere. Misura che potrebbe minimizzare il costo di approvvigionamento, esercitando stimoli competitivi nei confronti dei fornitori all'ingrosso e agevolare direttamente i piccoli consumatori grazie a prezzi che si formano per effetto della competizione nel mercato all'ingrosso. Si estenderebbe così di fatto l'esperienza delle cosiddette «pompe bianche».