Aperture domenicali Il Ducale si fa avanti «Più posti di lavoro»

«L'apertura indiscriminata non lascia alcuna libertà ai negozianti: se apre il vicino, l'altro è costretto a tenere aperto. Chi pagherà un caro prezzo alla liberalizzazione saranno i piccoli negozi, che non possono permettersi turnazioni di personale, a tutto vantaggio della grande distribuzione». Bruno Stopino, presidente di Ascom Vigevano, è contrario alla deregulation delle aperture. «Chi ha deciso per la liberalizzazione e sostiene che porterà più lavoro – dice Stopino – non ha mai aperto una serranda al mattino. Ma quali nuove assunzioni, se già così c'è poco lavoro?». (d.a.) di Denis Artioli wVIGEVANO Il centro commerciale "Il Ducale" ha chiesto di poter aprire tutte le domeniche per i prossimi tre mesi, fino a marzo. In attesa che la Regione Lombardia decida cosa fare del decreto governativo sulla liberalizzazione di aperture e orari dei negozi, il commercio locale si mette in movimento e si organizza. «Noi chiediamo di stare aperti il maggior numero possibile di domeniche – spiega Franco Ronchi, direttore del centro commerciale "Il Ducale" – perché ne abbiamo bisogno. Ogni domenica di apertura equivale a 1.100 ore di lavoro in più, quindi l'equivalente dell'assunzione di un dipendente part-time che lavora 20 ore alla settimana». In sostanza, dice Ronchi, ogni domenica di apertura corrisponde (almeno a livello aritmetico) a dare il posto a un lavoratore a mezza giornata. Il "Ducale" sta aspettando una risposta dal Comune, che comunque ha già dato l'ok a tutti per le aperture del 6 e dell'8 gennaio, visto che domani partiranno i saldi. Tra galleria commerciale (60 negozi circa) e IperCoop, sono in tutto 430 i lavoratori impiegati al centro commerciale "Il Ducale". Bisogna poi considerare anche l'indotto, sottolinea Ronchi, perché tra addetti alla vigilanza e alle pulizie ci sono altre 30 persone che lavorano per il centro commerciale. In Comune, allo Sportello unico per le attività produttive, spiegano che la grande distribuzione, tendenzialmente, cercherà di utilizzare in misura maggiore o minore la facoltà concessa dalla liberalizzazione di giornate di apertura e orari. Che è, appunto, una facoltà, non un obbligo. «Circa la possibilità di estendere gli orari alle ore serali – sottolinea il direttore del "Ducale" – a noi per ora non interessa, perché la gente, a nostro avviso, salvo iniziative particolari, come la Notte Bianca, non è abituata a fare la spesa oltre una certa ora. A noi interessano soprattutto le aperture domenicali». Il "Ducale" chiude alle 21 dal lunedì al sabato e alle 20 la domenica, e oltre, per ora, non intende andare. Esselunga che cosa farà? Lo ha spiegato in uno spazio acquistato sui giornali, in cui dice che con la nuova legge nulla cambierà circa gli orari di apertura, «diverso sarà per le aperture domenicali e festive: «Quello che cambierà veramente è che sia chi vuol fare la spesa che noi operatori saremo sgravati dal balletto settimanale di queste aperture a singhiozzo». Il sistema rifornimenti, organizzazione del lavoro e aperture, cioè, sarà pianificato. Romeo Iurilli, di Confesercenti, afferma: «Sarebbe bene che fosse chiaro cosa è già avvenuto in provincia di Pavia. La Regione ha disegnato i distretti del commercio e sono state già concesse deroghe: noi, Ascom e sindacati abbiamo lavorato per cercare un equilibrio. Il fatto è che se i consumi diminuiscono per la crisi, non aumenteranno con l'incremento dei giorni o degli orari di apertura: semplicemente gli stessi consumi si spalmeranno su più giorni e orari diversi. I negozi delle gallerie commerciali sono negozi di vicinato e hanno problemi ad aumentare gli orari. Chiederemo alla Regione di presentare ricorso contro questo decreto, come già hanno fatto alcune regioni, come la Toscana».