Scontro sugli stipendi dei parlamentari
di Gabriele Rizzardi wROMA Stupore e rabbia. Il risultato provvisorio dello studio effettuato dalla commissione guidata dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, secondo il quale gli stipendi dei parlamentari italiani sono i più alti d'Europa (16 mila euro al mese contro i 13 mila dei francesi e gli 11 mila 300 dei tedeschi), indigna i cittadini e costringe i presidenti di Camera e Senato a correre ai ripari. E se i dati raccolti vengono definiti nella relazione «del tutto provvisori» e «di qualità insufficiente» per stabilire una media europea, Fini e Schifani sono già al lavoro sui costi della politica e confermano l'impegno di ridurre ulteriormente le spese entro la fine di gennaio. Anche alla Camera si sottolinea la provvisorietà dei dati e, con una lunga e dettagliata nota, si precisa che l'importo dell'indennità spettante ai deputati (11.283 euro) è indicato «al lordo delle ritenute previdenziali, fiscali, assistenziali» e che l'importo netto «corrisposto per 12 mensilità è pari mediamente a 5 mila euro, dunque inferiore alla media Ue». Il capitolo sul quale si dovrebbe intervenire è quello dei collaboratori. Finora ogni parlamentare disponeva di una cifra forfettaria per lo staff e non aveva nessun obbligo di dimostrare se e quanto pagato. Si tratta di una cifra ragguardevole: 3690 euro per ciascun deputato e 4180 per ogni senatore. L'intenzione è quella di eliminare questa voce per far gestire direttamente alle amministrazioni di palazzo Madama e Montecitorio le spese dei portaborse. Tra le ipotesi di lavoro sulla riduzione dei costi c'è anche quella di intervenire sui benefit e sul capitolo trasporti. Addio ai voli e ai treni gratis e senza limiti. L'onorevole dovrà attingere al plafond che la Camera metterà a disposizione di ciascun gruppo. Dei tagli, al Senato, si occuperà il consiglio di presidenza, come specificato ieri dallo stesso Schifani, che ha inviato a tutti i capigruppo di palazzo Madama il rapporto della commissione ed ha chiesto «suggerimenti» per gliventuali tagli. Le critiche dei deputati e dei senatori si appuntano sul risultato del lavoro compiuto dalla commissione Giovannini, che non è ancora riuscita a calcolare una media Ue su cui parametrare le buste paga dei parlamentari italiani. Il perché lo spiega lo stesso Giovannini, che chiede una proroga di tre mesi (il lavoro è cominciato lo scorso mese di luglio) per arrivare al 31 marzo con dati «più precisi». Nel calcolare lo stipendio medio di un parlamentare europeo, la commissione ha incontrato non poche difficoltà e il presidente dell'Istat spiega al Tg1 cosa è che ha reso impossibile il lavoro. «In primo luogo è molto diverso il modo con cui il costo complessivo di un parlamentare viene calcolato. L'indennità base può essere più alta, ricordiamo che parliamo di importi lordi, poi la tassazione può determinare variazioni mentre, per le altre spese, i parlamentari italiani hanno compensi inferiori, soprattutto per i collaboratori» spiega Giovannini , per il quale i parametri raccolti «non possonono essere utilizzati in modo aritmetico, cioè automatico» per determinare i tagli da apportare. Il dato sugli stipendi record suscita le furiose reazioni dei diretti interessati. Alessandra Mussolini propone di affidare il completamento del lavoro della commissione ai giornalisti Rizzo e Stella (autori de "La Casta") mentre Francesco Giro (Pdl) assicura che i parlamentari italiani sono pagati meno rispetto ai loro colleghi francesi, tedeschi e inglesi. Antonio Leone (vicepresidente della Camera in quota Pdl) denuncia un clima da «caccia alle streghe». Antonio Di Pietro chiede invece che si lavori per abolire subito tutti i privilegi: «Perché quando si tratta di far pagare i pensionati, i lavoratori e le classi più povere, il Parlamento trova subito l'accordo trasversale come nella manovra, mentre quando si tratta di tagliare i propri privilegi, deve aspettare gli esiti di una commissione?» Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, assicura che «presto» ci saranno «ulteriori decisioni sui trattamenti economici dei parlamentari». Un invito a non strumentalizzare la questione dei tagli alla politica, che sono comunque necessari e urgenti, arriva anche da Pier Luigi Bersani per il quale dopo quello sui vitalizi ci sono «altri passi» da compiere. «Modifichiamo il sistema ma non pubblichiamo titoli che non rendono giustizia alla condizione reale dei parlamentari italiani che hanno accumulato privilegi ma non così disatrosamente differenti rispetto a quelli dei loro omologhi. Altrimenti» sbotta il segretario del Partito Democratico «sembra che i parlamentari italiani siano la causa di tutti i mali...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA