Spiraglio Sea, il 7 gennaio tavolo azienda-sindacati

di Stefano Romano wTRIVOLZIO La notte di San Silvestro è stata la numero 26 al presidio davanti alla Sea Camper. Nel pomeriggio del primo dell'anno, davanti ai cancelli dello stabilimento che l'azienda vuol chiudere per trasferire la produzione in Toscana, gli operai del turno di giorno al presidio tagliano i bancali per scaldarsi nella notte numero 27. «Aspettiamo e non ci muoviamo – raccontano – non ci spostiamo da qui perché i camper finiti e i camion ancora da allestire non devono uscire dal piazzale». Dietro ai cancelli ci sono 180 camper già finiti che, insieme ai camion e al resto del materiale valgono 20 milioni. Perciò il presidio in viale dell'Industria continua: il prossimo incontro in prefettura con l'azienda dovrebbe essere il 7 gennaio: dopo la notte numero 32 nella tenda a Trivolzio. E' uno spiraglio di luce il nuovo incontro in prefettura? «Non lo sappiamo – rispondono gli operai – non sappiamo cosa verranno a dirci, ma noi resistiamo qui davanti perché in gioco ci sono il lavoro e il futuro delle nostre famiglie». 130 famiglie: tante quanti gli operai che l'azienda ha messo in mobilità. Esentati dal lavoro visto che la produzione è ferma, ma pagati. Non in cassa integrazione, perché aprire una procedura di cassa significherebbe ritirare quella per la mobilità e quindi rinuncia alla chiusura in tempi rapidi dello stabilimento. Gli operai quindi sono pagati, ma solo fino alla metà di febbraio quando la Sea ha annunciato di voler trasferire tutta la produzione in Toscana, vicino Siena in quella che gli addetti ai lavori chiamano "Caravan valley", il distretto italiano dove sono concentrate tutte le aziende che producono camper. Come si mantiene un presidio di quasi un mese quando si devono fare i conti con uno stipendio che nel giro di due settimane potrebbe sparire? Sorriso amaro di un operaio: «Arrendersi non ha senso – spiega – se non va bene a noi, almeno avremo avuto la visibilità che serve a qualcun altro. Per me è iol secondo presidio: anche il primo, anni fa a Rozzano, era sotto le feste. Avevamo occupato la fabbrica e la mensa». Qui a Trivolzio, invece, si presidia in tenda: «Per Capodanno ci hanno portato un mare di roba – raccontano gli operai. Il pesce a teglie intere. E poi panettoni, pasta, di tutto. Qualcuno si è fermato con dei sacchetti di cioccolatini». Servono i cioccolatini a un presidio? «Serve tutto, anche una stretta di mano. Ti fa capire che non sei da solo». Al presidio sono passati in tanti: dalla signora con il marito in cassa che voleva invitare a pranzo gli operai, fino al vescovo Giovanni Giudici. I parroco di Trivolzio che ha voluto celebrare qui la messa di Santo Stefano. E' passata anche la consigliera regionale Nicole Minetti con il collega Angelo Ciocca. Soilidarietà, d'accordo, ma la vertenza da risolvere è un passaggio molto delicato affidato ai sindacati dei metalmeccanici. carlo Bossi della Cgil e Nadia Zambellini della Cisl preparano l'incontro del dopo-Epifania: richiesta all'azienda quella di chiudere la procedura di mobilità per aprirne una di cassa integrazione. Passaggio che darebbe tre anni di tempo per superare la crisi.