La disperazione di Daniele: «L'ho presa tra le braccia per salvarla»

«Quando ho aperto la porta c'era fumo da tutte le parti. La casa di mia madre era invasa. Non si vedeva nulla, d'istinto ho cercato di premere l'interruttore della luce ma non c'era più il lampadario». Sono parole di Daniele Soncini, il figlio della pensionata morta la notte di Capodanno nella sua abitazione di Certosa. «Ero sceso da lei mezz'ora prima – continua il racconto – e stava bene. Le avevo anche dato una sigaretta, perchè avrei dovuto negargliela? Le piaceva fumare. Invece la tragedia era in agguato. Sono entrato una prima volta ma non sono riuscito a resistere al fumo molto intenso. Mi sono fatto forza, sono rientrato e l'ho sollevata dal divano. Io e mia moglie abbiamo chiamato i vigili del fuoco e, nel frattempo, abbiamo cercato di spegnere l'incendio. Siamo andati in garage dove abbiamo preso alcuni secchi, li abbiamo riempiti d'acqua e così abbiamo iniziato il lavoro. Per fortuna sono ritornato da mia madre altrimenti non so cosa poteva succedere: sarebbe sicuramente bruciato tutto. Non riesco proprio a capire come sia potuto succedere. Mia madre, tra l'altro, non fumava mai sdraiata sul divano. Forse è stato un malore ma non ne possiamo avere la certezza. Aveva tanti acciacchi ma, considerata l'età , era ancora in gamba». I carabinieri della stazione di Certosa hanno aperto un'inchiesta.