La nave in mano ai pirati Il comandante: tutti bene
NAPOLI Dalla radio di bordo della nave Enrico Ievoli, sequestrata nei mari arabici, ieri è arrivato un primo messaggio di speranza: Siamo ancorati al largo delle coste somale, l'equipaggio è al sicuro. Poche parole quelle di Agostino Musumeci, comandante della Ievoli, che per la prima volta, è entrato in contatto con la società di trasporti marittimi proprietaria della nave. Da quattro giorni non è più lui a decidere la rotta dell'imponente nave cisterna grigia e rossa che solca i mari dell'Africa orientale, ma un gruppo di pirati che ha preso il comando della nave al largo delle coste dell'Oman e l'ha condotta fino alla Somalia. Eppure quelle poche parole sono di conforto per i familiari dell'equipaggio della Ievoli che si preparano a un fine anno d'angoscia. Gli ostaggi sono diciotto, tra cui sei italiani, tutti siciliani. Proprio ieri, assieme all'armatore Domenico Ievoli, i parenti sono stati ricevuti all'Unità di crisi della Farnesina. Per tutti ci sono state le rassicurazioni del capo dell'Unità, Claudio Taffuri, che ha ribadito come le istituzioni stiano operando con il massimo impegno e su tutti i canali disponibili per un esito positivo della vicenda. Parole di conforto che arrivano anche dalla compagnia di trasporti marittimi Marnavi di Napoli, proprietaria della nave sequestrata. Siamo vicini ai familiari dei nostri uomini - dice il vicepresidente della società, Gennaro Ievoli - Ribadiamo che stiamo facendo di tutto per portarli a casa nel più breve tempo possibile e senza neanche un graffio. E sul valore che può avere questo primo contatto con l'equipaggio, l'armatore si trincera dietro un rigoroso No comment. È ancora impossibile stabilire se queste prime notizie possano farci essere ottimisti - dice Ievoli - Per questioni di riservatezza non posso aggiungere altri dettagli. L'assalto alla Enrico Ievoli, che trasporta un carico di soda caustica, è avvenuto quattro giorni fa al largo dell'Oman mentre navigava verso il punto d'incontro con un convoglio cinese. Circa dieci giorni fa c'era stato il felice epilogo di un'altra vicenda di pirateria, quella della petroliera italiana Savina Caylyn che era stata sequestrata l'8 febbraio nell'Oceano Indiano. A bordo c'erano ventidue uomini dell'equipaggio, tra cui cinque italiani, che dopo quasi un anno di prigionia il 21 dicembre scorso, hanno finalmente riabbracciato i loro cari. Per la Savina Caylyl e l'equipaggio sarebbero stati pagati 11 milioni di dollari di riscatto.