Bossi insulta Napolitano: «Un terùn»
di Nicola Corda wROMA Fischi e insulti per tutti. Per Napolitano, per Monti e Berlusconi. Qualcuno lo aveva previsto che alla festa invernale del Carroccio Berghem Frecc ad Albino, Bossi e compagni si sarebbero esibiti nel repertorio tradizionale di una concezione tutta leghista dell'identità padana. Ma dare del terùn al capo dello Stato forse è stato un eccesso, anche se nessuno ha provato ad attenuare i toni. La Lega all'opposizione ha ben chiaro che l'obiettivo è il governo Monti ma non manca di attaccare il Colle che l'ha tenuto a battesimo e anche chi come l'ex alleato Silvio lo sostiene. Un esecutivo guidato da uno che non capisce nulla secondo Bossi, che fa danni, mette le mani nelle tasche dei cittadini del nord e finora non ha creato neppure un posto di lavoro. Berlusconi dimostri di non essere l'utile idiota che sostiene un governo di sinistra, stacchi la spina e si vada al voto gli chiede il Senatùr dal palco. Poi, con il mestiere del politicante stuzzica il popolo fedele ad Alberto da Giussano, chiedendo un saluto all'indirizzo di Napolitano e ottenendo come previsto una salva di fischi. Un capo dello Stato che, dice il capo leghista, è venuto a riempirci di tricolori sapendo che non piacciono alla gente del nord. Accanto c'è Calderoli che accusa Napolitano di essere presidente del regno delle Due Sicilie perché evoca troppo speso la questione meridionale. Divertito anche Maroni che aspira a sfilare al Senatùr il partito quanto prima, e in questo momento non si può permettere di scontentare l'ala dura. Si stupiscono di una sua mancata dissociazione nel Pd: Marina Sereni e Giorgio Merlo gli ricordano di essere stato fino a poco tempo fa ministro degli Interni e di aver lasciato correre su quelle espressioni inaccettabili. L'opposizione chiede un gesto di dissociazione anche a Berlusconi che fino a qualche settimana fa tuttavia si dichiarava divertitodi una Lega tornata all'opposizione con le sue uscite ruvide e colorite. Il Quirinale incassa in silenzio. Come sempre in questi casi nessun commento, seppure fin dal primo mattino di ieri, e prima ancora che emergesse il clamore sollevato dal caso del Wall Street Journal, al Colle si respirava un'aria tutt'altro che tranquilla. Un'irritazione, alimentata anche dalla campagna leghista che ha chiesto ai suoi militanti di boicottare il discorso di fine anno del Presidente. ©RIPRODUZIONE RISERVATA