Omicidio volontario, Brega in aula a marzo
PAVIA Pier Paolo Brega Massone (nella foto) torna sul banco degli imputati. E si prepara ad affrontare tre mesi di udienza preliminare per lo stralcio di inchiesta relativo alle irregolarità tecniche e finanziarie avvenute alla clinica milanese Santa Rita. L'udienza comincerà il I marzo e proseguirà attraverso varie giornate di lavori fino al 22 maggio (in pratica quasi tre mesi salvo ulteriori problemi che potrebbero sorgere nella trattazione). Il programma è stato approntato dal giudice Vincenzo Tutinelli che ha tenuto conto anche dell'ingente quantità di persone ed enti che si sono costituiti parte civile per chiedere il risarcimento dei danni. Imputato principale è il primario della clinica chirurgica Pier Paolo Brega Massone che in questa causa è accusato di quattro omicidi volontari. Il chirurgo pavese ha già alle spalle una condanna in primo grado a 15 anni e sei mesi di reclusione per i reati di lesioni colpose e irregolarità sul piano amministrativo relativamente alla qualificazione della necessità e dell'urgenza degli interventi eseguiti. Interventi inutili, secondo l'accusa, per gonfiare i rimborsi da parte del sistema sanitario nazionale. I giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Milano l'hanno inoltre interdetto in via perpetua dai pubblici uffici. Nella seconda parte dell'inchiesta i pubblici ministeri Tiziana Siciliano e Grazia Predella hanno ritenuto che la sussistenza del dolo eventuale potesse fare scattare il reato volontario. Hanno accantonato l'ipotesi della colpa arrivando a contestare la fattispecie più grave, individuando la volontà nel compiere il reato. Secondo il capo d'imputazione il medico pavese non avrebbe tenuto conto del fatto che certi interventi avrebbero anche potuto avere conseguenze negative. Al di la delle dichiarazioni che l'imputato renderà (il chirurgo ha sempre sostenuto di essersi costantemente ispirato ai principi scientifici più evoluti) sarà il difensore a cercare di scardinare l' accusa principale per convincere il giudice dell'udienza preliminare della regolarità del comportamento adottato dal chirurgo, tuttora detenuto a San Vittore. In questo periodo di detenzione la moglie gli è stata costantemente vicina certa che il marito per le sue convinzioni etiche ed umane non avrebbe mai compiuto operazioni tale da comportare pericoli mortali. (a.c.)