Senza Titolo
di Roberto Lodigiani wPAVIA Da una comoda scrivania di piazza Italia al fronte caldo del confine fra Libano e Israele, una delle zone a più alta tensione del mondo, con i civili presi tra i due fuochi della guerra fra gli estremisti arabi e Tsahal, l'esercito di Tel Aviv. Per Andrea Spada, addetto stampa dell'amministrazione provinciale, la missione nel Paese dei cedri ha significato mantenersi in continuo equilibrio sul filo del rasoio del pericolo. Ufficiale di complemento in congedo a tempo determinato, Spada è stato richiamato dai ranghi della riserva e assegnato con i gradi di capitano al comando di un team di quattordici soldati italiani e francesi supportati da interpreti libanesi per interagire con la popolazione. Un incarico svolto non con fucili mitragliatori o cannoni, ma con le armi della psicologia e delle moderne comunicazioni: stratagemmi e vantaggi della guerra psicologica, del resto, erano noti anche agli antichi romani. La nostra base – racconta Andrea Spada, rientrato in Italia ma che presto potrebbe essere assegnato a nuovi incarichi all'estero – era a Naocura, città al confine con lo stato di Israele. Nel quartier generale Unifil (il contingente internazionale di interposizione delle Nazioni Unite) erano di stanza 5mila uomini di 30 nazionalità, lingua parlata l'inglese. Ogni giorno andavamo nei villaggi, a cercare di stabilire un dialogo con i sindaci e le autorità religiose. Rischi? In quella zona operano gli hezbollah, i reparti dell'esercito regolare libanese, milizie sciolte, e gli israeliani con il fucile spianato dall'altra parte del confine. Durante la mia permanenza, c'è stata la sparatoria di Maroun Al Ras, 15 morti, e l'attacco a un convoglio italiano. Visti i nostri compiti di penetrazione psicologica e di intelligence non eravamo forniti di armi, a parte le pistole d'ordinanza, e di giubbotti anti-proiettili. Eravamo una sorta di scudi umani, se l'Onu ritirasse il suo contingente la guerriglia contro gli israeliani riprenderebbe immediatamente. L'unità al comando del capitano Spada era inquadrata, guarda caso, nel 28° reggimento Pavia, erede della divisione di fanteria annientata durante la battaglia di El Alamein nella Seconda guerra mondiale. Un team di giornalisti, antropologi e psicologi preparato alla scuola di guerra di Civitavecchia e poi alla scuola di applicazione di Torino. Un tirocinio al termine del quale l'addetto stampa Spada ha ricevuto i gradi di ufficiale.