Il Natale triste dell'operaio «Voglio vedere i miei figli»
di Paolo Fizzarotti e Roberto Lodigiani w PINAROLO PO Natale su una torre di illuminazione della stazione centrale di Milano, lontano dagli affetti familiari, per difendere il posto di lavoro in quella che fu la compagnia dei vagoni-letto prima del solito spezzatino societario delle Ferrovie dello Stato. Giuseppe Gison, ferroviere di Pinarolo, da 19 giorni è aggrappato a una piattaforma di tre metri quadrati, sospesa a 40 metri da terra; con lui ci sono due colleghi piacentini. Giuseppe ha due figli, di quattro e due anni. Silvia Meoli, la moglie, è anche una collega di lavoro. Quest'anno il Natale per me e per Giuseppe proprio non c'è stato - raccontava ieri la donna - Ho cercato di salvare la magia delle feste per i bambini, ma l'atmosfera era diversa. Da Avellino sono giunti i miei genitori, per aiutarmi. La sera della vigilia mio papà si è travestito da Babbo Natale ed è venuto a portare i regali: ma Giuseppe non c'era. I bambini continuano a chiedermi dov'è il papà: ho dovuto raccontargli una bugia, gli ho detto che sta facendo un lungo viaggio di lavoro. Ma non può durare. Appena posso lascio i bambini a casa con i nonni e vengo qui a Milano, dove da 20 giorni c'è il nostro presidio permanente alla base della torre. Sono 10 giorni che dormo qui, con i colleghi. A Natale ha portato i suoi figli a Milano, per farli vedere al papà? No, ho preferito evitare. Per questo motivo ho anche litigato con mio marito: voleva vederli, mi ha detto che non ce la fa più a stare distante da loro. Per lui passare le feste di Natale senza poterli abbracciare è stata una sofferenza atroce. Ma i bambini sono troppo piccoli: non possono sopportare questo stress, la vista del padre da lontano, la fatica dei viaggi a Milano, ore e ore al freddo in stazione. Devo proteggerli. Ci sono andata io, con gli altri colleghi. Eravamo una sessantina; abbiamo cucinato qualcosa di natalizio e siamo riusciti a farglielo avere lassù. Come sta suo marito? Abbastanza bene, nei limiti del possibile. Oggi (ieri per chi legge) è arrivato anche Gino Strada, di Emergency. Con lui c'era uno dei suoi medici, specializzato in soccorso alpino. Dopo venti giorni cominciavano ad esserci grosse preoccupazioni sulle condizioni di salute di Giuseppe e dei due colleghi. Il medico si è arrampicato lassù: la polizia lo ha fatto passare, proprio perché era un medico. Li ha trovati in condizioni psicofisiche discrete, ma così non può continuare. Dopo 20 giorni senza camminare, quando scenderanno dovranno fare della fisioterapia per la riabilitazione. Di notte la temperatura va sotto zero, l'umidità li bagna fino alle ossa. E poi respirano smog giorno e notte: spero che scenda entro due o tre giorni. Ai lavoratori di Servirail ieri ha fatto visita pure Susanna Camusso, segretario generale Cgil, che ha lanciato un appello ai ministri Passera e Fornero per l'apertura di un serio tavolo di confronto sulla vertenza. Ci vuole una risposta sugli appalti – ha detto – e sui treni notturni. Solidarietà e sostegno alla lotta anche da parte di Giuseppe Villani, consigliere regionale del Pd, concittadino di Gison, e del sindaco di Pinarolo, Cinzia Gazzaniga, ieri a Milano per incontrarli. Giuseppe Gison e i suoi colleghi chiedono, giustamente, garanzie concrete per il mantenimento del posto di lavoro – sottolinea Villani, che alla vigilia di Natale si era recato dai familiari – non si accontentano delle promesse e di rassicurazioni generiche. Già martedì, alla riapertura degli uffici regionali, chiederò che la mia mozione urgente sulla vicenda venga immediatamente discussa, quantomeno in commissione. E' necessario che le istituzioni locali, Regione, Provincia, Comune di Milano si attivino subito per contribuire all'individuazione di soluzioni adeguate a questa drammatica situazione.Come sindaco di Pinarolo e concittadina di Giuseppe – ha aggiunto Cinzia Gazzaniga – non posso che sentirmi vicina a lui e ai suoi colleghi. Il caso verrà discusso al più presto anche in Consiglio comunale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA