«Imu più bassa sulle case affittate»

di Stefano Romano wPAVIA L'Imu sulle case affittate rischia di far crollare il mercato in una città come Pavia dove i canoni pagati da studenti e medici in trasferta rappresentano una delle principali voci dell'economia. L'allarme arriva da Confedilizia, l'associazione dei proprietari, e non si limita al solo capoluogo: il presidente dell'associazione, Massimo Lardera, ha scritto ai sindaci dei maggiori centri della provincia chiedendo di limitare l'Imu al minimo imposto dalla legge. Chiediamo che il Comune si avvalga della facoltà concessa dalla legge, prevedendo che l'aliquota per l'anno 2012 dell'imposta municipale propria sia stabilita nella misura dello 0.4 per cento per gli immobili locati.Solo attraverso tale misura, infatti, sarà possibile tentare di scongiurare quell'abbandono del mercato della locazione - con le conseguenti tensioni sociali nel tessuto cittadino - che inevitabilmente sarebbe determinato dall'aumento del 60% della base imponibile dell'imposta (rispetto all'Ici) ove lo stesso non fosse accompagnato da un'attenuazione dell'aliquota base della nuova imposta che può rrivare allo 0.76 per cento. La tassa sugli immobili, che il governo Monti ha rimesso anche sulla prima casa, sarà solo in apparenza meno pesante di quando era stata tolta nel 2008 dal governo Berlusconi: l'aliquota da moltiplicare al valore catastale, infatti, scende dallo 0.49 per mille (l'indice applicato da Pavia nel 2008), allo 0.4 per mille. L'indice è uguale per tutti, ma ogni singolo Comune potrà aumentarlo fino allo 0.76 per cento. Aumenter del 60 per cento, per tutti allo stesso modo, la rendita catastale su cui moltiplicare l'aliquota base, facendo crescere la tassa sulla prima casa del 75 per cento circa rispetto a quanto pagato nel 2008. Per i Comuni della provincia di Pavia, l'Imu è un business da quasi 38milioni di euro, circa 10 dei quali arriverebbero dal ripristino della tassa sulla prima casa. Il calcolo dell'Ici provinciale si ottiene incrociando il peso medio che avrebbe l'Imu (prima casa inclusa) sulle famiglie pavesi e il numero di abitazioni presenti sul territorio. Le abitazioni sono 274.500 secondo l'ultimo censimento riportato nel rapporto del'Associazione costruttori edili del 2011. Le case di abitazione rappresentano il 61,5 per cento di tutto il patrimonio immobiliare privato (il 5,9 per cento di quello lombardo). Nel capoluogo le prime case censite sulle quali tornerà la tassa di proprietà sono 22mila: 17mila le abitazioni oltre la prima, 3mila le case di proprietà pubblica. Il ritorno alla vecchia Ici avrebbe portato nelle casse del Comune di Pavia 5 milioni e 200mila euro, ma le ultime indicazioni relative all'Imu, invece, abbassano l'aliquota di quasi un punto per mille facendo scendere l'introito teorico a 4 milioni. Se si considera che le norme del decreto Monti prevedono che l'Imu sulla prima casa resti al Comune mentre metà di tutte le altre tasse sugli immobili (11 milioni a Pavia) debba essere versato allo Stato, il Comune ne uscirà a saldo zero. E qui si innesta il problema di chi ha una seconda (o terza o quarta e così via) casa già affittata. I numeri, specialmente per Pavia, città universitaria e di medici in trasferta, sono importanti. Il 45,6 per cento di chi chiede casa in affitto è un single. E ben il 48 per cento ha un'età compresa tra i 18 e i 34 anni, quindi in una fascia dove sono molti gli universitari. Questo dato può essere incrociato con un altro, altrettanto significativo. Pavia l'unica città lombarda dove si è registrato un incremento dei canoni: più 1,8 per cento.