La crisi cambia il menù Ristoratori preoccupati
PAVIA Natale nel segno dell'austerità. Si prevede che solo il 18% delle famiglie scelga il ristorante per i pranzi e le cene delle feste natalizie. Capodanno compreso. Il calo di prenotazioni riguarda anche le cene di lavoro. E l'abbandono da parte di molte aziende di quella che era ormai una tradizione è diventato un fenomeno sociale. La crisi, infatti, ha portato la capacità di risparmio delle famiglie a raggiungere il minimo storico dell'11,9% del reddito disponibile lordo e ha cambiato i costumi: l'appuntamento in ristorante non rientra più tra le priorità. E se ogni gestore registra dati differenti, le difficoltà esistono. A sottolinearlo è Lorella Soldati che oltre ad essere presidente provinciale dei ristoratori di Ascom, è anche la titolare della Locanda del carmine. Le prenotazioni sono diminuite in modo significativo e preoccupante e si sono ridotti i consumi. E Romeo Iurilli, presidente di Confesercenti, precisa: Rispetto allo scorso anno le famiglie tendono a rinunciare ai pranzi natalizi e la spesa media, nella nostra provincia, è passata da 109 euro del 2010 a 88 euro. Sono i giovani, fino ai 24 anni, quelli maggiormente disposti a spendere. I nostri dati sottolineano che ci sono meno soldi, più sfiducia e la necessità di risparmiare. Insomma o si evita la cena fuori casa oppure, se al ristorante non si vuole rinunciare, si limitano le portate e si prediligono menù più leggeri, soprattutto nei prezzi. Il periodo natalizio – spiega Soldati – era da sempre considerata "la nostra vendemmia", il momento felice in cui si riusciva a guadagnare con facilità. Adesso la maggior parte di noi si lamenta, accusa una perdita consistente di lavoro. Il 2010 non è stato un anno positivo, ma il 2011 si chiuderà con un segno negativo. Ad essere cambiato è anche il modo di lavorare. E' altalenante, difficilmente programmabile e concentrato nei fine settimana – sottolinea la presidente –. Ci sono serate in cui i clienti sono pochi e giorni in cui il locale è pieno. E questo ci mette in difficoltà anche negli approvvigionamenti. E il momento è tanto difficile che il 65% dei ristoranti della provincia è in vendita o destinato a chiudere, sostiene Pino Mazzone, fino a pochi mesi fa consigliere di Ascom, e proprietario del ristorante La verde sosta di Montecalvo Versiggia, in Oltrepo. La situazione, a dir poco, è tragica – afferma -. Il calo è generale e si avverte anche in questo periodo di feste, dove le prenotazioni ci sono, ma i pienoni di alcuni anni fa ormai ce li scordiamo. Abbiamo iniziato a sentire la crisi nel 2009, ma ora la situazione è diventata insostenibile, il carico fiscale è pazzesco. Mazzone gestisce il suo ristorante da 20 anni. Teniamo molto ad offrire qualità e abbiamo una clientela medio – alta, quella fascia che amava cenare in ristorante e che invece ora è segnata dalla crisi, pensa a risparmiare ed è costretta a fare rinunce. E a scontare questa congiuntura economica sfavorevole sono anche le pizzerie. A Pavia, in corso Manzoni, Nicola Trotta, titolare della Drago marino è lapidario: I lavoro è calato del 30% rispetto allo scorso anno e le cene di lavoro ce le siamo dimenticate. Alla Marechiaro le cose vanno un po' meglio. Ma le prenotazioni sono state tutte in questi ultimi giorni. E Adamo Perin dell'Osteria la Torre dell'Aquila, aggiunge: Per Natale siamo al completo, per Capodanno abbiamo ancora posti. A Vigevano il proprietario del ristorante Goa, Marco Barbiero, afferma: A Capodanno le prenotazioni arrivano negli ultimi giorni, mentre dal ristorante Ludovico il Moro dicono: Temiamo soprattutto per il periodo successivo alle feste. M Stefania Prato