Il Coni alle società: pensate solo ai soldi
ROMA Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, attacca e Massimo Cellino, vicepresidente della Lega Calcio, risponde. Un botta e risposta a distanza, destinato a portarsi appresso una scia di polemiche. Il numero 1 dello sport italiano ha scelto il palcoscenico dell'ultima Giunta Coni per "cantarle" alla confindustria del pallone che pensa solo alla divisione dei soldi. Ahi ahi – ha risposto a distanza il battagliero presidente del Cagliari – è davvero preoccupante che proprio lui ci accusi. Nella sua requisitoria, Gianni Petrucci, oltre che criticare l'atteggiamento della Lega, ha chiesto una stagione di riforme schierandosi al fianco del presidente della Figc, Giancarlo Abete, per varare un codice etico che prevede la sospensione dei dirigenti - sino a sentenza assolutoria - condannati anche in primo grado. La norma verrà applicata da tutte le federazioni e quindi anche la Figc che non potrà cambiare l'articolo 22 delle Noif (come chiedeva il presidente della Lega, Maurizio Beretta). I nuovi strali di Petrucci sono arrivati all'indomani dell'esplosione della Fase 2 dell'inchiesta del calcioscommesse, una vicenda che non onora lo sport italiano e che ci ha profondamente turbato. A turbarsi – ha sottolineato il presidente del Coni – sarebbe dovuta essere la Lega di A. Ma nell'incontro di lunedì hanno parlato solo di soldi, sempre di soldi - ha aggiunto Petrucci stizzito –. Non è possibile. Non ce l'ho con Maurizio Beretta (presidente della Lega, ndr), ma non hanno detto una parola sul Tavolo della pace e tantomeno sul le scommesse. Niente, solo la divisione dei soldi. Non sta a me parlare di Lega spaccata. Ho esperienza nel mondo del calcio e da presidente del Coni dico la mia perchè il calcio fa parte del Coni. Non ce l'ho con nessuno, ma il mondo del calcio si faccia un esame di coscienza. Ci dica lui che cosa dovrebbe fare la Lega in una situazione del genere, senza strumenti utili per intervenire – ha replicato Massimo Cellino perplesso –. Facile parlare senza contradditorio e lanciare accuse gratuite contro noi presidenti, che siamo i più penalizzati da queste vicende. Non possiamo fare niente. Dobbiamo subire e basta. La verità è che i calciatori hanno troppo potere e noi presidenti, che ci mettiamo i soldi e la faccia e rischiamo anche la nostra incolumità personale, siamo l'anello debole – ha concluso il presidente del Cagliari –. Non possiamo fare nulla. Oppure ci dica Petrucci.... (plp)