L'impresa degli Sforza e di tutta la città

. Sempre Opicino racconta che, ai vespri del giorno della Pentecoste, per ricordare la discesa dello Spirito Santo , si svolgeva una suggestiva cerimonia: i fedeli lasciavano cadere dal tetto o dalla volta, nella cattedrale di Santo Stefano, offerte, frutta e rose. E mentre i bambini correvano per la chiesa cercando di prenderle, dall'alto venivano buttati dei lumicini di paglia infuocata, a mo' di fiammelle. pavia E' durante l'episcopato di Ascanio Maria Sforza fratello di Ludovico il Moro (1484-1485 circa), che comincia farsi strada nella cittadinanza pavese l'idea di sostituire la "vecchia" struttura - le due preesistenti basiliche romaniche gemelle, Santo Stefano a nord e di Santa Maria del Popolo a sud, unite e comunicanti - con una cattedrale, in grado di gareggiare con la Santa Sofia di Costantinopoli. Il primo documento che riguarda la fabbrica della cattedrale pavese, è una lettera del 18 agosto 1487, del Comune di Pavia e destinata al cardinale Ascanio Maria Sforza a Roma. La lettera descrive lo stato miserando delle antiche basiliche cattedrali ed espone il desiderio ed il proposito della cittadinanza di edificare una nuova cattedrale. I Pavesi, con la lettera, mandano al cardinale i disegni del nuovo edificio, chiedono che ottenga da Papa Innocenzo VIII il permesso di demolire l'antica cattedrale e il consenso di "porre mano all'opera ed aiuti per l'effettuazione del grande disegno". Ascanio Maria Sforza accoglie volentieri la proposta delle autorità pavesi, e, il 29 settembre dello stesso anno, risponde promettendo di "concorrere efficacemente per la riuscita dell'impresa". Con la Bolla papale del 16 marzo 1488, il Cardinale ottiene dal Papa il permesso per la demolizione dell'antica cattedrale e il progetto (il "designum seu planum de ecclesia maiori papie costruendo") viene affidato a Bramante l'urbinate - in quegli anni già attivo a Milano per la committenza sforzesca - affiancato dagli architetti Cristoforo Rocchi e Giovanni Antonio Amadeo (che poi gli subentrarono nel completamento della progettazione e nella direzione dei lavori), e dai mastri costruttori Bartolomeo da Castelnovo, Giacomo da Candia e Martino Fugazza. Il 29 giugno 1488 viene posta la prima pietra del nuovo Duomo alla presenza di Giangaleazzo Sforza e Ludovico il Moro, i lavori iniziano dalla parte absidale e la cripta viene realizzata rapidamente (1492). Nel 1493 si comincia a smantellare il piombo della copertura della cattedrale, dopo di che, il nuovo avanza così lentamente che, nel 1564, il vescovo Ippolito de' Rossi, in attesa che la nuova cattedrale sia finita, provvede alla riparazione di quella vecchia, così che Pavia non rimanga senza un tempio. Nel 1570 Breventano vede e descrive ancora le due chiese comunicanti e solo nel 1576, per fare spazio all'avanzamento del nuovo cantiere, si procede alla profanazione della chiesa di Santa Maria del Popolo, che viene scorporata, frazionata e destinata ad altri usi (i resti sono visibili ancora oggi al livello della cripta). Nel XVII secolo viene completata la parte corrispondente al presbiterio e la cupola a doppia calotta viene eretta solo nel 1885 (per volere del vescovo Agostino Gaetano Riboldi) da Carlo Maciachini, che, nel 1898, realizza anche la facciata, rispettando il progetto originale documentato dal modello ligneo (allora posto nella fabbriceria come "guida" per gli operai del cantiere e oggi conservato ai Musei Civici) che fu completata negli anni '30 del XX secolo, senza il rivestimento marmoreo previsto dal progetto, di cui il Duomo è ancora oggi sprovvisto. Oggi il Duomo di Pavia - la cui vicenda costruttiva si sviluppò complessivamente nell'arco di oltre quattro secoli - contiene le spoglie di San Siro, il primo vescovo di Pavia (III-IV secolo) e le reliquie delle "Santissime Spine della corona di Cristo". Marta Pizzocaro