Cascina rom a Mezzana Bigli Prove tecniche di accoglienza

MEZZANA BIGLI Tredici Rom, italiani di origine slava, in arrivo alla frazione Terzo possono creare apprensioni nella tranquilla vita di Mezzana Bigli? Opinioni diverse in paese, anche dopo le rassicurazioni fatte al sindaco Angelo Chiesa dal mediatore sociale dell'intera operazione, don Massimo Mapelli della Casa della Carità. Ovvero la realtà associoativa che, in collaborazione con il Comune di Milano, sta procedendo ad una difficile e coraggiosa azione di integrazione dei Rom fuori dal campo-nomadi di via Idro a Milano. In piazza Gramsci, davanti il municipio del paese, non si parla d'altro e c'è chi dice: Una delle tre famiglie bazzica la zona da due anni. E' gente per bene, con un lavoro onesto. Perché temere delle altre persone che arriveranno al seguito?. R.S., pensionato della frazione Messora, ha un parere diverso: La microcriminalità è un problema già adesso. Chi arriverà in futuro potrà forse creare problemi di inserimento. E poi chi vigilerà sull'andirivieni di nomadi che si potrebbe creare al Terzo? Il paese dispone di un solo vigile urbano: chi vigilerà sui movimenti di questa gente?. Il percorso di accoglienza è accettato da maggioranza e minoranza. Il sindaco Chiesa conferma: Abbiamo detto a chiare lettere a don Mapelli che le tre famiglie saranno ben accolte solo a condizione che si attengano ad una onesta convivenza. I tredici Rom saranno sotto i riflettori di tutta la comunità. Del resto, le tre famiglie escono dal campo-nomadi dopo 23 anni di permanenza come una vera e propria liberazione, diventano a Mezzana Bigli cittadini di fatto. Hanno tutto da guadagnare se entreranno nella nostra comunità nel migliore dei modi. Il capogruppo di minoranza, Vittore Ghiroldi, è altrettanto possibilista: Nessuna discriminazione, si chiaro. Chi entra in casa di altri, sia però rispettoso dei canoni di convivenza civile. Le tre famiglie hanno pieno diritto di acquistare un cascinale, riparalo ed abitarci: sono cittadini italiani da due generazioni. Il comune monitori però l'intera fase di inserimento dei Rom e la cascina Terzo non diventi un'area di bivacco per alti eventuali sconosciuti; si rischierebbe di perdere il controllo della situazione. Il cascinale, i cui lavori di recupero sono stati ispezionati dal sindaco e dal tecnico comunale Francesco Dondi, è stato acquistato da una delle famiglie con un mutuo di 250mila euro (restauri compresi); il pianoterra sarà abitabile, il piano superiore sarà adibito a ricetto. I capifamiglia sono dipendenti a tempo indeterminato dell'Amsa di Milano ed hanno avviato la pratica per essere trasferiti a lavorare al Clir. Gente per bene – conferma don Mapelli – che vuole riscattarsi con il lavoro e l'integrazione. Sulla buona qualità di queste famiglie metto in gioco la mia credibilità di mediatore sociale e di prete. Paolo Calvi