Pdl, cresce la tentazione di staccare la spina
di Maria Berlinguer wROMA Silvio addio. Dopo Gabriella Carlucci, Stefania Craxi, Letizia Moratti ora anche il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, auspica l'apertura di una nuova fase politica in un messaggio all'Api di Rutelli . Per non parlare della grandi manovre di Roberto Formigoni che ieri ha battezzato il primo dei congressi locali del Pdl, a Lodi. Le dimissioni dal partito non sono ancora un fenomeno di massa, ma sono abbastanza per creare allarme. E alimentare ancora di più i malumori di fronte a una manovra che il suo elettorato considera troppo sbilanciata a sinistra. Tanto da aver intasato la pagina di Facebook di Silvio Berlusconi. Non vi votiamo più, scandisce Lucio. Ci hai abbandonato, ce lo ricorderemo alle prossime elezioni, rincara Sandro. E bravi alla fine l'avete votata la manovra eh? Tante chiacchere e chi ci ha rimesso sono solo i poveracci, vero Silvio!, aggiunge Samuele. Maldipancia della base condivisi in gran parte dal vertice del partito, dove le varie anime del Pdl, dagli ex di An agli ex democristiani e agli ex socialisti, fanno fatica a condividere la linea della responsabilità imposta finora da Berlusconi. E soprattutto fanno fatica, ora che il Cavaliere ha formalmente passato la mano ad Angelino Alfano, a trovare il filo dell'unità. Privatamente il Cavaliere vagheggia elezioni anticipate in primavera, un modo come un altro per tenere insieme tutti. E tenta di cucire la tela con Bossi in vista delle amministrative. Ma potrebbe non bastare. Il governo Monti? Può durare ma può anche non durare: la fiducia se la deve meritare giorno dopo giorno, mese dopo mese, esplicita Ignazio La Russa il giorno dopo la clamorosa defezione della truppe Pdl a Moncitorio, sulla manovra. Il coordinatore del Pdl, assente anche lui dalle votazioni, è in prima fila tra coloro che non vedono l'ora di staccare la spina al governo dei tecnici. Per adesso gli abbiamo dato un certificato di sopravvivenza ma non c'è scritta la data di chiusura e di scadenza, avverte. E non è il solo a ragionare così. Il governo sia tecnico fino in fondo, rincara Gaetano Quagliariello mentre il suo collega di partito, Giuliano Cazzola invita Monti a passare subito al capitolo sui licenziamenti e sull'articolo 18. Il malcontento c'è è inutile negarlo, conferma Osvaldo Napoli, vicecapogruppo alla Camera. E' innegabile che molti di noi soffrono questo governo, conferma Gianfranco Rotondi. Come sempre il più netto è Guido Crosetto. L'ex sottosegretario di Tremonti la manovra non l'ha votata. Ho fatto un regalo alla mia coscienza, è stato doloroso: troppe tasse, poche riforme, ho voluto farmi un regalo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA