Dall'asta per i canali digitali introito minimo di 2 miliardi
Le frequenze televisive saranno messe all'asta. È questo l'impegno preso dal governo che ha accolto tre ordini del giorno firmati da Lega, Idv e Pd. Non ci sarà dunque l'assegnazione gratuita prevista dal "beauty contest", la gara bandita dall'ex ministro del governo Berlusconi Paolo Romani per attribuire sei nuovi canali multiplex del digitale terrestre in base a un punteggio determinato, tra le altre cose, da piano tecnico e commerciale e struttura d'impresa. Una procedura contestata un po' da tutte le parti: prima dall''Ue, che dopo aver minacciato una procedura d'infrazione ha comunque dato il suo ok. Poi da molti dei concorrenti in gara (Sky si è ritirata dal beauty contest, mentre La7 ha impugnato il bando dal quale era stata esclusa) che lamentano tempi lunghi e soprattutto regole che favoriscono Rai e Mediaset. Infine tutti i partiti (escluso il Pdl), che protestano per quello che definiscono un regalo fatto alla Mediaset di Berlusconi e sottolineano che in tempi di crisi lo Stato non può rinunciare all' introito derivante da una gara onerosa. Ma quanto si potrebbe incassare dal bando per le frequenze? La stima parte dai quasi 3 miliardi generati dall'asta per le frequenze della banda in 800 Megahertz (per intendersi, quelle per la banda larga mobile). Da questo dato si può risalire al valore complessivo di tutte le frequenze televisive, stimato attorno ai 16 miliardi. Considerando solo quelle del beauty contest, il possibile introito per lo Stato sarebbe di 2,4 miliardi. Ma c'è anche chi prevede che l'asta potrebbe andare deserta: lo ha detto pochi giorni fa proprio Berlusconi, ma (Mediaset non farà offerte in caso di asta onerosa perché i costi sono elevati) e della stessa opinione è anche il presidente di Telecom Italia Franco Bernabè. Toccherà al ministro allo Sviluppo economico Corrado Passera trovare una via d'uscita.(mi.m.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA