Rifiuti pericolosi nell'inceneritore Processo per dieci
di Maria Fiore w PAVIA Se l'ipotesi della tangente da 100mila euro che sarebbe stata pagata al gestore dell'energia sarà esaminata da un tribunale romano, dell'accertamento della verità sui rifiuti che sarebbero entrati nell'inceneritore gestito dalla Scotti Energia si occuperanno i giudici di Pavia. Il gup Vincenzo Tutinelli ha rinviato a giudizio gli impiegati dell'inceneritore che era finito nel mirino dei magistrati per un presunto traffico illecito di rifiuti. A processo anche gli intermediari e i conferitori di rifiuti (cioè le ditte che avrebbero portato e fatto bruciare materiali non conformi all'interno dell'impianto) e alcuni tecnici e direttori di laboratorio che avrebbero falsificato le analisi. Truffa, falso e traffico illecito di rifiuti sono dunque le accuse di cui, a vario titolo, dovranno rispondere, nel processo che comincia il 18 aprile a Pavia, l'ex impiegata dell'impianto Cinzia Bevilacqua (difesa dall'avvocato Alessandra Stefano), il tecnico di laboratorio Silvia Canevari, e i direttori dei laboratori di analisi Marco Baldi e Vittorio Leardi, responsabile della Lasa di Tromello, difeso dagli avvocati Yuri e Graziano Lissandrin. In aula si presenteranno anche gli autotrasportatori - quasi tutti della Toscana - Alessandro Mancini, Valerio Ruocco, Leno Bonsignori, Piermarco Ginocchio, Moreno Santarosa e Alessandro Vanni. Ieri pomeriggio, in udienza, era presente il magistrato Paolo Mazza della procura di Pavia, applicato per questa indagine alla Direzione distrettuale antimafia insieme al collega Roberto Valli. Il gup Tutinelli ha ritenuto dunque che ci siano per tutti e dieci gli imputati elementi sufficienti a sostenere le accuse in un processo. Nello stesso tempo ha rigettato l'eccezione di incostituzionalità che era stata proposta da alcuni avvocati difensori sull'incompetenza territoriale del giudice, disponendo al contrario che il processo si faccia in tribunale a Pavia. Gli avvocati avevano inoltre chiesto il dissequestro di file, hard disk, computer e documenti, che erano stati acquisiti dalla guardia Forestale durante il blitz nell'impianto al Bivio Vela. Il gup si è riservato la decisione. Il materiale era servito alla procura per basare l'impianto accusatorio, che ruota attorno al presupposto - tutto da accertare - che all'interno dell'inceneritore sarebbero finiti, oltre alla lolla di riso e ai rifiuti trattati, anche materiali non autorizzati e in alcuni casi pericolosi. Il Comune di Pavia, in questo processo, non si è ancora costituito parte civile. ©RIPRODUZIONE RISERVATA