Spunta la deroga agli stipendi dei manager

di Annalisa D'Aprile wROMA Spunta una deroga alla stretta degli stipendi ai manager dello Stato. Nella norma della manovra, che fissa un tetto ai compensi della pubblica amministrazione, è stato infilato all'ultimo momento un comma che consente eccezioni motivate. Il testo definitivo del decreto Monti stabilisce che entro 90 giorni dalla sua entrata in vigore, i dirigenti della pubblica amministrazione non potranno ricevere un trattamento economico annuo superiore a quello del primo presidente della Corte di cassazione (circa 300mila euro lordi annui). Il tetto non potrà essere sforato nemmeno sommando stipendio e una o più consulenze. Ma poi arriva il comma 3 dell'articolo 23: Con decreto del presidente del Consiglio dei ministri possono essere previste deroghe motivate per le posizioni apicali delle rispettive amministrazioni ed è stabilito un limite massimo a titolo di rimborso spese. Inoltre, il provvedimento stabilisce che per il personale chiamato a ricoprire funzioni direttive o dirigenziali nei ministeri o negli enti pubblici, la retribuzione non può superare un quarto (il 25%) del trattamento economico percepito. In sostanza: chi ricopre doppio incarico non percepisce più due stipendi, ma soltanto uno più un quarto di quello precedente. I primi ad alzare le barricate contro la norma sono la Lega e l'Italia dei valori che, per bocca dell'onorevole Antonio Borghesi, la definisce ad personam. Immediata la replica del ministero della pubblica amministrazione guidato da Filippo Patroni Griffi. L'emendamento, per altro d'iniziativa parlamentare - precisa l'ufficio stampa - relativo alle deroghe non riguarda in alcun modo ministri e sottosegretari. Per la Lega è comunque battaglia allo scandalo dei super stipendi dei manager di Stato. Il Carroccio infatti, ha presentato un emendamento alla manovra: Bisogna mettere un freno a questo sperpero di denaro pubblico - spiega la deputata Giovanna Negro - anche i dirigenti statali devono dare il loro contributo. Ma Pd e Pdl hanno bocciato l'emendamento. Eppure, tra le fila del Pdl, a scagliarsi contro il comma che aggira il tetto agli stipendi, c'è Alessandra Mussolini. Non ci devono essere deroghe - sottolinea l'onorevole - altrimenti si ricomincia con i privilegi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA