Il killer nazi di Firenze aveva programmato il raid

di Natalia Andreani wFIRENZE Non un raptus ma un'azione premeditata. Così la procura di Firenze definisce il comportamento di Gianluca Casseri, l'uomo che l'altro ieri ha sconvolto la città uccidendo due senegalesi e ferendone altri tre, prima di ammazzarsi a sua volta con la pistola. Il cinquantenne con simpatie di estrema destra si fabbricava da solo le munizioni con cui poi sparava al poligono di tiro. Aveva studiato i mercati in cui colpire e con le sue vittime non c'era stata nessuna lite. Nessun diverbio, nessuna interlocuzione, nessuna provocazione. Casseri li ha mirati e ha sparato, ha detto il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi ricostruendo il doppio agguato. Sulla strage del mercato, mentre i negozi di Firenze ieri hanno esposto cartelli contro il razzismo e più di mille cittadini hanno partecipato al presidio di solidarietà, è intervenuto con una nota anche il governo di Dakar indignato per il brutale assassinio e intenzionato a far piena luce sulla vicenda al fine di assumere le misure appropriate. Ma in una città listata a lutto e ancora sgomenta ieri si è tenuto anche un consiglio comunale straordinario al quale hanno partecipato, oltre al sindaco Matteo Renzi, il ministro per la cooperazione Andrea Riccardi, i rappresentanti della comunità senegalese e l'imam di Firenze Izzedin Elzir. E' stato un fatto terribile, ha detto Riccardi, arrivando a Palazzo Vecchio. Siamo qui perché lo Stato, il governo è vicino, e perché tutti devono sentirsi sicuri: gli italiani e quelli che vivono nel nostro Paese onestamente, ha aggiunto, affermando che bisogna creare cultura e politiche di integrazione evitando che le tensioni sociali si scarichino sui più deboli e sui diversi. Credo che la cittadinanza dei bimbi nati in Italia vada presa in esame in maniera molto seria, ha detto in proposito il ministro. Poi ha parlato anche l'imam: La città di Firenze oggi ha accolto tutti noi come veri cittadini, ha detto ricordando ai politici che non si possono tollerare parole di odio in nome della libertà di espressione. Le indagini su Casseri intanto vanno avanti. La sua casa di Cireglio, zeppa di libri e dotata di laboratorio per costruire proiettili, sembrava abbandonata: nessun computer nè un cellulare. Si cerca un'altra base. Magari tra le diverse proprietà immobiliari del pistoiese che permettevano a Casseri e al fratello di non lavorare. Tra queste anche l'edificio che ospita proprio la caserma dei carabinieri di Cireglio. Certo è, invece, che il killer fosse in cura per una prolungata depressione. Nonostante questo nel 2010 aveva ottenuto il porto d'armi per detenere la Smith and Wesson 357 magnum poi usata per uccidere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA