Garlasco, Exodus al servizio della città

GARLASCO Aiutano se stessi dando una mano alla comunità. Saranno i ragazzi della Fondazione Exodus di Garlasco ad occuparsi dei servizi di pulizia, apertura e chiusura della palestra di via Ugo Foscolo anche per il prossimo anno: la giunta ha infatti approvato il progetto di collaborazione in vigore già da qualche anno. La Fondazione ha consolidato negli anni la sua presenza sul nostro territorio soprattutto grazie alle attività di recupero e reinserimento che svolge nei confronti dei ragazzi che ospita – si legge nei documenti – nell'ambito dei servizi sportivi comunali quest'attività presenta una connotazione preventiva, aggregativa ed educativa. La Fondazione Exodus fa sorgere la sua comunità terapeutica per il recupero di tossicodipendenti nel 1998 a Garlasco, all'interno della restaurata Cascina Toledina: attualmente la casa ospita due distinti gruppi tra ragazzi che vanno dai 14 ai 21 anni e un altro gruppo dai 18 ai trent'anni. La nostra scelta ha voluto privilegiare comunque i soggetti giovani e ospitiamo solo maschi – spiega una delle operatrici, da quattro anni impiegata in Fondazione – ogni storia con cui ci confrontiamo è a sé stante e quindi allargare troppo l'utenza può essere rischioso. Attualmente ospitiamo 6 minori, mandati qui dal tribunale, e 10 adulti affidati al Sert, agli arresti domiciliari o in periodo di "messa alla prova" da parte del Ministero. I quattro pilastri su cui si fondano le attività di recupero nelle comunità nate dalla volontà di don Antonio Mazzi, sono la musica, il teatro, lo sport e il volontariato: Durante le attività capita spesso che ci sia interrelazione tra i diversi gruppi, la giornata è normalmente scandita dagli impegni quotidiani che spaziano dalla semplice manutenzione della casa alle attività all'esterno – prosegue l'operatrice – c'è chiaramente anche lo spazio per lo sport e il gioco. Due volte a settimana vengono volontari esterni per le attività ricreative che vanno dal calcio ai corsi di inglese a quelli di cucina. Le famiglie hanno la possibilità di visitare i ragazzi una volta al mese e normalmente il periodo più difficile riguarda le prime settimane : Ci si deve confrontare con nuove regole, nuovi ritmi e conoscere anche chi si trova qui da prima – conclude la giovane operatrice – il nostro periodo di recupero dura normalmente 18 mesi e siamo in 5 a lavorare con i ragazzi, a tempo pieno, per 365 giorni l'anno c'è sempre bisogno di educatori.(m.p.b.)