Prostitute nel night, 3 a processo

di Maria Fiore wSANTA CRISTINA I locali in via Trieste a Santa Cristina, ora, sono vuoti. Ma fino a due anni fa, secondo l'accusa, gli stessi sotterranei avrebbero ospitato un giro di prostituzione. Ragazze ucraine e romene, soprattutto, che avrebbero offerto prestazioni sessuali a centinaia di clienti. Ieri mattina, a distanza di due anni dal sequestro del locale (poi dissequestrato), il giudice Anna Maria Oddone ha rinviato a giudizio per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione Filippo Mangano, 50 anni, Gheorghe Molgan, 32 anni (entrambi sono di Santa Cristina) e Claudia Croza, 30 anni, di San Zenone. E' stata invece prosciolta Simona Intorsureano, 33 anni, di San Zenone (era difesa dall'avvocato Barbara Bertoni). Mangano (difeso dall'avvocato Girolamo De Rada), figura come presidente dell'associazione "Varenne Club", nata a fini culturali ma che, per la procura di Pavia, avrebbe portato avanti, per anni, un altro genere di attività. Molgan (difeso dall'avvocato Luca Angeleri) risulta essere socio fondatore della stessa associazione e, prima della chiusurà dell'attività, buttafuori del locale. Infine Croza (difesa da Fabrizio Aronica) avrebbe lavorato come cameriera e cassiera. Suo era il compito, secondo il magistrato, di incassare i pagamenti dei clienti al termine di ogni serata. Sempre secondo l'accusa, ora da dimostrare nel corso del processo che inizierà il 22 febbraio davanti al collegio presieduto da Cesare Beretta, i tre imputati avrebbero impiegato all'interno del locale una decina di ragazze sia come cameriere che come intrattenitrici. In particolare, i clienti che frequentavano il night club avrebbero avuto in quel locale, secondo l'accusa, la possibilità di appartarsi con le ballerine in privé, stanze riservate. I clienti, per trascorrere anche solo dieci minuti con le ragazze, sarebbero stati disposti a pagare fino a 50 euro. L'attività di night club non è vietata dalla legge, ma all'interno del locale non è consentito offrire prestazioni sessuali né quindi è permesso che su queste prestazioni possano lucrare terze persone. Attorno a questo principio, visto da opposte prospettive, ruoteranno, durante il processo, sia le ragioni dell'accusa che della difesa. Per quanto riguarda il mio cliente cercheremo di dimostrare al processo che non aveva alcun ruolo in questo presunto giro di ragazze – spiega l'avvocato Angeleri, difensore di Molgan –. Come già detto dai testimoni, sentiti nel corso delle indagini, il mio assistito si preoccupava di ricevere i clienti all'ingresso del locale, consegnare loro la tessera delle consumazioni e accompagnarli alla cassa. Ma non era al corrente di quello che sarebbe successo all'interno dei privé. ©RIPRODUZIONE RISERVATA