«I sacrifici della manovra su pensioni e stipendi»
di Stefano Romano wPAVIA Non sono stati lavoratori e pensionati a riempire di debiti l'Italia, non devono essere lavoratori e pensionati a dissanguarsi per rimettere i conti a posto: c'è voluta la manovra lacrime e sangue di Mario Monti per riportare in piazza insieme, dopo sei anni di manifestazioni separate, Cgil, Cisl e Uil. Sotto la prefettura, luogo simbolo perché rappresentanza del governo a Pavia, ieri pomeriggio quasi 500 lavoratori e pensionati hanno manifestato contro una manovra che hanno bollato come iniqua e ingiusta. Nel mirino, soprattutto, lo slittamento dell'età pensionabile. Non basta mandarci in pensione più tardi – commenta Giovanni Bestetti, 50 anni, dipendente Galbani –, ci daranno anche meno. Con le vecchie regole avrei potuto lasciare il lavoro nel 2018 con 40 anni di contributi, ora dovrò aspettare il 2021, ma mi toglieranno il 2 per cento per ogni anno che mancherà ai 62 anni di età. Problema molto sentito dalle forze dell'ordine che, per contratto, maturano un anno in più di contributi per ogni 5 anni effettivamente lavorati e, quind il al momento della pensione sono penalizzati più degli altri dalla regole del 2 per cento in meno per ogni anno che manca ai 62. Condividiamo in pieno le preoccupazioni della Cgil sugli effetti della manovra – conferma Riccardo Panella, del sindacato di polizia Silp –. Per questo siamo in manifestazione. E in piazza ci sono anche i lavoratori della Sea di Trivolzio che ha annunciato la chiusura per la fine del mese: Noi siamo in manifestazione, ma gli altri colleghi sono davanti alla ditta a presidiare – tagliano corto Giuseppe Lavello e Maurizio Selo –. Abbiamo dei figli, il mutuo e l'affitto, non ci possono scaricare solo perché hanno deciso di portare tutta la produzione in Toscana. Chi il lavoro lo ha mantenuto dopo la crisi deve fare i conti con stipendi ridotti ai minimi termini: In Genset a Villanova siamo in contratto di solidarietà – racconta Mauriio Carrera, lavoriamo, ma il tempo pieno è solo un ricorso e con meno di mille euro al mese si devono fare i salti mortali. Storie di crisi, facce preoccupate. Persino quelle di chi lavora nelle aziende che anora tirano. In Galbani hanno stabilizzato 20 persone nel 2011 ed in provincia di Pavia è un caso eccezionale – commenta Giuseppina Quartieri –. Il problema è che attorno alle realtà che lavorano, si sta facendo il deserto con decine di piccole ditte che chiudono. Sul palco, a chiedere insieme di rivedere la manovra spostando il peso dei sacrifici sui patrimoni più che su pensioni e stipendi, i segretari provinciali dei sindacati confederali: Renato Losio della Cgil, Carlo Gerla della Cisl e Gianfranco Urrata della Uil. Interventi articolati, ma sostanzialmente tutti concentrati a chiedere più attenzione allo sviluppo per evitare di arrivare a pareggiare i conti dello Stato, ma con un Paese in ginocchio e senza più la possibilità di ricostruire il proprio tessuto produttivo. Nel mirino dei sindacati anche il via libera che arriva dal governo Monti all'aumento delle addizionali Irpef di Regioni e Comuni che graverà soprattutto sui redditi certificabili, quindi lavoratori dipendenti e pensionati.