Giustizia per Sara «Presidente ci aiuti»
TORREVECCHIA PIA Se finora hanno parlato i fatti, adesso parla la zia di Sara Ippolito, la 16enne in coma alla Baggina di Milano dopo un'operazione di appendicite. La zia di Sara, Matilde, ha deciso di scrivere al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e ai tribunali di competenza. Per dire: Aiutateci a fare giustizia. Si legge nella lettera: Sara entra in ospedale con le sue gambe e il fisico invidiabile di ragazzina nel fiore degli anni che partecipa alle corse campestri e adesso, all'età di 17 anni, è ricoverata alla Baggina di Milano, l'ospizio degli anziani. Le è stata costruita una carrozzella, ha la respirazione assistita e viene alimentata con la Peg. Lo scorso anno facemmo causa all'ospedale. E' notizia di ieri: la procura ha chiesto l'archivizione del caso. Come è possibile? Non riesco a crederci, non credo alla fatalità e non accetto l'affermazione assolutoria che casi del genere "possano capitare". Non ce n'erano le premesse, non si entra sani a 15 anni in ospedale per una semplice appendicite senza uscirne più. Un padre non può passare una nottata a chiedere assistenza, perché dopo l'operazione sua figlia sta visibilmente male, vomita ed è in crisi respiratoria e ricevere in cambio una risposta insufficiente, pigra e sciatta. Trentatre ore di agonia. Qui non si tratta di malasanità, ma di mala-umanità, professionali e umane. Non è possibile che la vicenda giudiziaria si concluda con un'unica condanna: quella inflitta proprio a Sara. Tra le mura dell'Ospedale di Vizzolo Predabissi è stata inflitta una pena quale nessun giudice può trovare corrispondenza, è questa la verità? Adesso nulla è più gravoso di questa condizione, proprio nulla. Caro Presidente, ci aiuti Lei. E la zia di Sara, e come lei anche tutta la famiglia, attende risposte. (ch.rif.)