No Tav, di nuovo scontri Barricate in autostrada

di Milena Vercellino wTORINO Dopo una tregua di quasi due mesi, il movimento No Tav torna a marciare sui sentieri della Valsusa. Una manIfestazione da tempo preannunciata ha riacceso la resistenza contro la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, dando il via ad una tre giorni di cortei, presidi ed assemblee. E questa volta la Valsusa è tornata ad essere teatro di battaglia. Fino all'occupazione dell'autostrada A32, Torino-Bardonecchia, con barricate e convocazione di un'assemblea IN nottata. Anche se non è stata una giornata campale come quella del 3 luglio, quando gli scontri erano stati violenti, non sono mancati i tentativi di stringere d'assedio il cantiere, le sassaiole, le cariche ed i lacrimogeni della polizia ed un bilancio da guerriglia da entrambe le parti. L'occasione è la ricorrenza di sei anni dagli scontri di Venaus, una delle tappe più importanti ed allo stesso tempo uno degli episodi più drammatici dell'opposizione all'alta velocità. Sei anni dopo, i manifestanti in Valle sono diverse centinaia - 1700 per la Questura, molti di più per gli organizzatori -: valligiani, attivisti, giovani dei centri sociali torinesi. La strategia della manifestazione è insieme resistenza e provocazione, gli stessi colori del corteo di ottobre: violare la zona rossa, avvicinarsi al cantiere e raggiungere le reti. L'obiettivo è dimostrare che vogliamo arrivare alle reti. Non vogliamo scontri, dice il leader No Tav Alberto Perino prima dell'avvio della manifestazione. Per meglio distribuirsi sul territorio, il movimento si divide in tre cortei. I primi due si dirigono verso la centrale elettrica e la baita della Val Clarea, a breve distanza dal cantiere della Tav; un terzo, messosi in cammino da Susa, a fondo valle, si muove in direzione dell'autostrada Torino-Bardonecchia e della sede della società che la gestisce, la Sitaf. Il corteo è aperto da un gruppetto di bambini che soregge uno striscione con la scritta "La valle è nelle nostre mani". Intorno alle due l'aria intorno ai primi due cortei si arroventa. Decine di manifestanti protetti da cappucci e maschere antigas si avvicinano alle recinzioni del cantiere. Cercano di aprirsi un varco e la polizia risponde lanciando lacrimogeni ed azionando gli idranti. Gli scontri si spostano nelle stradine nei boschi. Il bilancio della lotta è di quindici feriti; un ragazzo di 16 anni è colpito alla tempia da un lacrimogeno, mentre un trentenne è ferito all'occhio. Intanto, il terzo corteo blocca l'autostrada sconfinando nelle carreggiate e montando una barricata. ©RIPRODUZIONE RISERVATA