Sea, lucchetti ai cancelli E i lavoratori presidiano

Sono nel miglio verde. Condannato. Perché a 52 anni non mi vuole più nessuno. Piero Capelli , di Trivolzio, non alza la voce. Trova la forza di fare qualche battuta tra i pensieri del presente e lo sgomento del futuro: Sarà un brutto Natale, l'azienda non ha nessuna intenzione di riaprire. Spedizioniere della Sea. rivive un incubo per la quarta volta, ed è sempre peggio: È la quarta azienda che mi vedo franare sotto i piedi – racconta –. Negli anni scorsi eravamo noi a trainare, a lavorare anche per lo stabilimento toscano che era fermo. Poi la Regione Toscana ha fatto un capannone tutto per loro, ha defiscalizzto l'azienda, che è tornata in pista. Ed è stata da subito privilegiata. Morale? Abbiamo prodotto 200 roulotte, 160 sono ferme da un anno nel campo dietro lo stabilimento. di Anna Ghezzi wTRIVOLZIO E' la mia seconda chiusura, sempre sotto Natale. Ma l'altra volta avevo dieci anni di meno. Si sfoga così un lavoratore di Zibido San Giacomo davanti ai cancelli della Sea in viale dell'Industria a Trivolzio. I 140 operai e impiegati della ditta che produceva camper lunedì dovevano tornare al lavoro dopo due settimane di cassa integrazione, invece rischiano di trovare i lucchetti ai cancelli: l'ha annunciato l'amministratore delegato Maurizio De Costanzo al Comune. E per paura di trovare i capannoni svuotati dopo il ponte dell'Immacolata hanno organizzato turni di guardia: Di qui non esce nulla, afferma Carlo Bossi, Fiom. Vicino alle bandiere che sventolano, il sindaco Paolo Bremi porta la sua solidarietà: Ho attivato i consiglieri regionali, lunedì incontrerò l'amministratore delegato in prefettura. Stamattina (ieri, ndr) ci è stata consegnata la pratica della mobilità – spiega Giancarlo Maggio, impiegato e Rsu per la Fim Cisl che alla Sea lavora dal 1981 –. Ora ci sono 75 giorni per le trattative, ma l'azienda ha già bocciato tutte le nostre proposte. A partire dal contratto di solidarietà. Come è stato possibile – chiede Di Maggio – che mentre noi eravamo in cassa integrazione per il piano di ristrutturazione, il gruppo abbia acquistato un altro polo produttivo?. Nadia Zambellini, segretaria Fim Cisl è sbigottita: Dopo anni di impegno e sacrifici dei lavoratori l'azienda è venuta meno a ogni accordo. Ora coinvolgeremo le istituzioni: questo è un grave colpo all'occupazione in provincia. Felice Brambilla, 22 anni nel controllo qualità, scuote la testa: Non c'è mai stata la volontà di far partire questo stabilimento – afferma –. Ma non ci aspettavamo una soluzione così drastica. Diego Castelli, 28 anni venerdì, fa il magazziniere da sei: A luglio hanno chiuso il magazzino, io sono in cassa da tre settimane: mi sono guardato intorno, perché sono anche disposto a fare sacrifici, accettare stipendi inferiori. Ma di lavoro non ce n'è. Sconforto nella voce di Maurizio Sotgiu, 40 anni, figlio di un pensionato Elnagh: Lunedì dovevo rientrare al lavoro dopo due settimane di cassa. E ho una moglie e un bimbo piccolo. Anche Giuseppe Matsromatteo, 49 anni, pensa alla famiglia: Mia moglie è in cassa, c'è il mutuo, ci sono i miei due figli. Lunedì ci presenteremo qui per entrare. Il gruppo Sea, di proprietà del fondo bancario Bridge Point, ha acquistato la Elnagh dieci anni fa: alla guida del gruppo dirigenti ex Fiat. Dal 2007 la ristrutturazione con prepensionamenti e cassa integrazione. Ma i debiti si accumulano. L'azienda esce dall'Unione industriali, a luglio trasferisce il magazzino dei ricambi a Cesano Maderno. Ma a settembre 2010 riconferma il piano industriale del 2007 con il mantenimento dei livelli occupazionali dei due stabilimenti. Che pochi giorni dopo, però, sono diventati tre – spiega Zambellini – e il proprietario del polo umbro è diventato capo officina Sea. Non tolleriamo che dopo aver ricevuto soldi e benefici sotto forma di ammortizzatori sociali per mantenere l'occupazione – conclude Bossi – ora l'azienda chiuda di punto in bianco. Il timore è che, per accelerare i tempi, la Sea porti i libri in tribunale, facendo scattare automaticamente la cassa per un anno e poi la mobilità, senza spazio per la contrattazione. O svuoti i capannoni e metta i lucchetti, ponendo fine a ogni trattativa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA